mercoledì 28 marzo 2012

La corda di Paolo


Lonely Road, Kirghizistan (Asia Centrale)
C’è una lunga corda, che unisce vita e morte. È lo spazio che il tempo riempie dal primo vagito all’ultimo sospiro, dal primo battito di cuore a quando il cuore si ferma.
La corda di Paolo è corta.
È corta, perché lui è un pezzo d’uomo, mentre la pergola nel suo giardino è una spanna più alta di lui. 
Forse meno.
La immagino una pergola ancora spoglia, anche se la primavera è arrivata prima del previsto e forse qualche pampino è già pronto a uscire, a vincere il duro della corteccia per trovare una via verso il sole e poi esplodere all’aria calda e accogliente del sole di Toscana.
Si era acceso una sigaretta, dentro la sua macchina, e aveva voluto parlare di sua madre, che se n’era andata. Del lavoro che non gli piaceva più, di un’antipatia di troppo, delle angherie della vita. 
C’era una luce strana dietro la pupilla incastrata in quel testone da molosso, coi riccioli che si ostinavano a coprirglielo nonostante non fosse più un ragazzino.
Ogni volta era sempre la stessa risata ironica su quello o quell’altro coglione che finivamo col trovarci in mezzo tra noi e il "giusto". 
Ogni volta si finiva col ricordare Stefano e la sua terribile, ultima bravata.
Cosa gli sarà passato in testa, quando collegò il tubo di gomma del giardino a quello di ghisa dello scarico?
Perché?
Perché non ho capito, Paolo, che non ti fregava di smettere di fumare?
Non riesco a immaginarti, mentre lo fai.
Eppure capisco che lo abbia voluto. 
Se mi concentro, riesco ancora a ricordare il caldo della tua mano, il rumore della paglia che ti si incendia in bocca, il gioco strano del fumo dal tuo naso, il sorriso in quel faccione che avevi…
La tua voce che si mescola a quella di Stefano, una notte del 1995, fermo dentro la Tempra coi lampeggianti, vicino al casello.
O il caffè, uno dei tanti.
O le risate, le strette di mano. Le telefonate.
Vorrei odiarti, ma non ne ho la forza. Preferisco pensare che finalmente cerchi di riavviare un vecchio TT da competizione insieme a quel faccione di culo di Stefano, per sparacchiare il brecciolino contro chi ti segue. Per andare finalmente lungo una strada che fin quando sei rimasto con noi non sei riuscito a trovare. Ti auguro che sia una strada calda, lunga, lunghissima, verso la neve.
Ora puoi riavvolgere la corda e metterla via. Non serve più.
Vaffanculo Paolo, fai buon viaggio.

Copyright © Lorenzo Borselli tutti i diritti riservati

7 commenti:

  1. Aprile Arcangelo29 marzo 2012 14:55

    Riesci sempre a farmi commuovere

    RispondiElimina
  2. L'argomento è molto triste, ma qualsiasi storia raccontata
    da te arriva sempre al cuore.

    RispondiElimina
  3. leggendo le tue righe ieri sera, ero rimasto dispiaciuto ma distaccato, credendo di non conoscere il Paolo.
    stamani , verso le 9 una telefonata da un amico comune, mi informava del fattaccio, fornendomi oltre il cognome anche un particolare, ovvero con chi faceva coppia di lavoro anni fà....... rifrullavo nella testa e ricordavo quella coppia di colleghi alle varie gare a noi riservate.....ho pensato alle tue parole scritte e, ho solo esclamato .. LA corda!!

    RispondiElimina
  4. E' nella tua natura inscindibile di poliziotto osservare le persone, ma non
    tutti hanno la sensibilità per riuscire ad inquadrare l'anima delle persone che
    incontrano lungo il percorso di vita.
    No, Lorenzo! Non se l'unico a conoscere persone che hanno paura della vita,
    come il tuo amico Paolo.
    A volte mi capita di rileggere qualche post sul tuo blog. Non ho mai capito
    cosa ti spinga a scrivere. Se è la volontà di accettare determinate situazioni,
    cercare di comprenderle, metabolizzarle, condividere stati d'animo, raccontarti
    agli altri oppure a te stesso. Non lo so, ma invece so che è molto bello
    leggerti.
    I tuoi scritti, di quel genere intendo, per me sono forme d'arte ed in quanto
    tali devono essere spontanei poichè sono dettati dal cuore, senza così
    risultare forzati.
    Devi scrivere principalmente per te stesso, senza essere costretto a farlo per
    nessun'altro. Ed è per questo che ogni parola arriva dritta al cuore per chi ha
    la fortuna e la capacità di leggerti...anche in fondo all'anima.

    RispondiElimina
  5. Per me che conoscevo entrambi........per me che mi mancava già Stefano.......che adesso non ci sei più nemmeno tu........per l'amicizia e la stima che ci legava e ancora è dentro il cuore........Fanculo!!!.....spero almeno vi stiate divertendo insieme a cavalcare le vostre moto nell'azzurro del cielo.

    Savino

    RispondiElimina

Dì pure quello che vuoi. Pensa, quello che vuoi. Solo, non essere offensivo...