Amici per la pelle (della tuta)...

I miei amici, eccoli qua. Quelli veri, intendo. Quelli con cui condivido qualcosa, quelli legati alla mia vita, al mio tempo, alla mia  forza. Io spero di essere altrettanto, per loro, nonostante il gran carattere di merda che mi ritrovo. Chiarisco che qui, giusto per non offendere chi non si leggerà in questo elenco, ci sono solo gli amici per la pelle della tuta. Degli altri parlerò in un altro blog. Forse. Che voglio bene anche a loro, già lo sanno. 
E allora via...

Rino "Tommaso" o "Gattuso" Natoli
Rino "Tommaso" o "Gattuso" Natoli. Qui è con me in Corsica, nel 2010
Rino è il primo. E' il primo dei miei amici, perchè è più di un fratello. Tra me e lui c'è un legame indissolubile, che nacque nel 1996 e da allora non si è mai interrotto. Le vicende della vita ci stanno provando duramente, ma non scorderò mai quando, nell'androne di un ospedale nel torinese, dove mi ero precipitato quando nacque la sua (e la mia) Sofia, mi chiese di farle da padrino. Se fossi un matematico, avrei pensato di essermi messo in pari con lui quando lo nominai testimone di nozze, assieme a Marco... ma se davvero avessi dimestichezza con i numeri ed avessi fondato le mie certezze su di esse, mi sarebbe crollato tutto addosso quando mi disse che avrebbe chiamato un gemellino Lorenzo (che non c'è più...) e una gemellina, Alice Fabiola. Lui col mio nome, lei quello di mia mamma. Per fortuna odio i numeri e intuisco l'ampiezza dell'infinito.

Ciro Marmolino

Ciro e la sua Harley, in piazza San Frediano a Lucca
Non ho un soprannome per Ciro. Ciro ne ha avuti molti, ne sono sicuro. L'ho conosciuto un primo pomeriggio del 2004, quando ebbi modo di assaggiare la sua pizza.
Si, Ciro era un pizzaiolo pazzesco.
Quando la tirava fuori dal forno, la margherita verace sembrava avere vita. Ci sedemmo, io e Nino, e cominciammo a declamare le doti magiche di quell'uomo burbero, rasato e sbarbato, che ci guardava sornione tenendosi sugli attenti.
Si, Ciro era un militare.
Durante il suo servizio attivo era arrivato al grado di  maggiore, servendo nei Parà del RAO, una élite specializzata nella ricerca e acquisizione obiettivi. Sembra che durante la nostra missione di pace in Bosnia la squadra che comandava, e che rimase per mesi in territorio nemico, dovesse mirare gli obiettivi per i bombardieri della coalizione e, dopo gli attacchi, andare sul posto dell'ingaggio per accertare l'eventuale successo sui bersagli. Qualcosa, in quella guerra, lo rese completamente sordo e dopo una lunga convalescenza in un ospedale militare venne congedato. Poi si è ammalato e a distanza di anni, il 3 novembre 2010, dopo aver lottato come un leone, ha deposto le armi e si è consegnato al nemico di tutti noi: l'uranio impoverito lo avrà anche ammazzato, ma non è riuscito a impoverire il suo cuore. Avrei voluto viaggiare con lui, a fianco della sua fantastica Harley, ma a causa del mio fottuto lavoro, che sia maledetto, non ho trovato il tempo. Non dimenticherò mai il giorno del funerale di mia madre: uscii di casa e lo vidi lì, in piedi, sugli attenti, con il suo cappello blu. I suoi occhi mi trasmettevano una dedizione e un'amicizia incondizionati.  La chemioterapia lo aveva segnato, ma lui era lì, al posto dell'amico, del fratello che era. A causa del mio fottuto lavoro, che sia maledetto, non mi è stato concesso nemmeno di andare al suo funerale. Ero a Roma, a catturare dei criminali tornati in libertà qualche giorno dopo. Spero che mi abbia perdonato.
Si, Ciro è un Amico e un Fratello. L'ho perso.

Oskar "cinquantotto" Pitzolu
Oskar, semplicemente lui...
Lui è Oscar Pitzolu da Oristano, ridente capoluogo di provincia della Sardegna centro occidentale. Quando siamo entrati per la prima volta  in una locanda ispanica ha sfoggiato una padronanza inquietante dell'idioma iberico. Se consulti l'enciclopedia scopri che Oristano, in sardo, si dice Aristanis, ma vi sono pronunce anche in spagnolo, "Oristán" e in Catalano, "Oristany", a conferma del fatto che i cugini tennero in scacco una parte dell'isola, proprio quella parte, a metà del 1300. Deve essere lì che i geni si sono evoluti e hanno reso Oskar il globebiker ideale. Ovunque tu vada, con lui, conoscerai un sacco di gente, prenderai anche qualche sbronza, ma troverà sempre una parola per farti sentire quanto calore sia capace di infondere l'abbraccio di un Amico...

Vinicio "Boga" Bogani
Vinicio "Boga" Bogani
Io adoro la moto e il motociclismo. Ma un GP di oggi non mi prende più; adoro le corse su strada, le prove di coraggio (anche stupide, se volete) che si disputano ormai solo in alcuni paesi del Nord Europa. Parlo del TT, ma anche della North West o di  Macau, corse da gente di altri tempi. Per questo amo Vinicio Bogani, perché è membro di una razza in via di estinzione. Quando vinse l'Europeo classe 500 io avevo ancora il moccio che colava e il pisellino mencio: oggi gira al Mugello in 1:58. Dicono anche in meno, ma non ne fa un vanto. Il suo vanto sono i capelli e un'incredibile (e forse morbosa) attrazione per il gentil sesso. Se ho un problema con la moto, giapponese o tedesca che sia, io vado da lui. Ah: ho ancora il pisellino mencio.

Simone Macucci, il Capitano Biondo
Simone Macucci posa, sulla strada per Champoluc (aosta)
Simone è il classico amico con cui condividi anche il lavoro. Gli ultimi anni ci hanno un po' allontanato, ma non è colpa sua se il direttore d'orchestra vuole un coro di solisti. Oppure, anzi, più probabile, sono rimasto vittima di un crollo psicotico a causa del mio ormai conclamato disturbo bipolare. Con la sua mukka abbiamo macinato un bel po' di chilometri, assieme, ma sono sempre troppo pochi rispetto a quelli che avrei voluto fare. Ora, col Matteo bebé appena sfornato dalla sua Stefania, la sella della sua ADV resterà parecchio freddina. Peccato, perché le gomme, il Capitano Biondo le sa scaldare piuttosto benino...

Francesco "Karma" Carmagnini
il Karma sulla sua vecchia HD...
Il Karma, secondo molte religioni, come il Buddismo o l'Induismo, è comunemente considerata la parte non-materiale delle azioni, ed è la causa del destino degli esseri viventi.
Il Karma, al secolo Francesco Carmagnini, è un amico silente, timido, a tratti introverso. Non disdegna fare caciara ma i momenti più intensi che ricordo con lui sono quelli che abbiamo passato in silenzio, riflettendo su quello che ci stava accadendo e quello che la vita ci riserva. Il Karma non è Gastone Paperone, ma nemmeno Paolino Paperino. E' un uomo dal cuore grandissimo e dal coraggio smisurato, che gli permette di sopravvivere agli sfottò di chi, come me, lo piglia un po' per il culo quando la velocità di crociera resta quella compatibile con la vita. Ma ha ragione lui e il vero coraggio è quello che il suo Karma genera. Vai Francesco, fai come ti senti... E ora, con tre gemme sul diadema della tua vita e di quella di Silvia, sono @#§£$ vostri...

Paolo Giacomini, il "Giaco" 
Paolo "Giaco" in mukkosa compagnia...
Del Giaco si può dire tutto o niente. Timido, introverso, montanaro. E' stato scettico sulle mie effettive capacità, ma col tempo ha imparato a ricredersi. La prima volta che l'ho visto dubbioso è stato quando risalivo con lui la seggiovia di Champorcher prima di una gara di gigante. Pensava che fossi uno di quei saccentoni cittadini pronti a sfoggiare un bel paio di Fischer RC4 da coppa del mondo ma incapace di tirare curve. Quando gli passai accanto a circa 400 orari e spostai i suoi organi interni con i flussi aerodinamici delle mie cosce, il punto interrogativo che aveva sulla testa cadde sulla neve e si fuse con essa. Da allora: inseguimenti, conflitti a fuoco, sciate, scherzi e, dopo un fantastico viaggio a Gibilterra nel 2002, grandi previsioni per il futuro, grazie a una splendida GS con cui controvalica le Alpi Graie nei mesi più caldi, un po' come fanno le foche artiche nei periodi estivi. Devono fare scorpacciata di sole perché a La Thuile, d'inverno, la mukka va in letargo. Decis!!!

Carlo Rinaldi, The Outlander
Carletto Rinaldi mentre va al lavoro, da Topolinia a Paperopoli

Molti di noi lo chiamano Renato Ascel, ma il motivo non lo svelerò mai, nemmeno sotto tortura. Carletto è un uomo formatosi ai tempi dell'età dell'oro del Pignone e forse fu proprio nei giorni delle lunghe trasferte australiane che maturò la sua passione per il fuoristrada più estremo. Si dice che in moto sia capace delle più grandi evoluzioni ma se volete vederlo davvero cattivo, dategli una quattro per quattro e una strada infangata. Lavora tuttora all'estero, under cover, in una città che si chiama Duckbourg (in italiano, Paperopoli). Quale sia il suo effettivo incarico, non lo sa nessuno, ma qualcuno giura di averlo visto portare davanti al giudice tre brutti ceffi noti nell'ambiente della mala disneyana come i Beagle Boys, la Banda Bassotti. Speriamo che il commissario Basettoni o il tenente Manetta lo promuovano e gli permettano finalmente di comprarsi una moto. Così potrà usare la treggia solo nei campi dove, peraltro, riesce a esprimere il meglio di sé...
Riccardo "Mastic" Matesic

Mastic lavora così... gran culo! (47, morto che parla)
Il sangue jugoslavo si fa sentire. E anche vedere, se è per questo. Mastic è un motogiornalista atipico. Scrive e corre. Si allena e corre. Anche l'amicizia, corre. Le telefonate durano poco, ci si vede rarissimamente... Eppure c'è qualcosa, tra la pelle della tuta e quella che gli riveste la ciccia, che è in armonia con me. Non parlo di omosessualità, attenzione... Parlo di di sintonica intesa. Se lui volesse fare il TT su un sidecar, io gli  farei la zavorra a occhi chiusi (in quale altro modo potrei farlo???). Lo conosco dal 2004, da quando partecipammo a un convegno a Parma, o giù di lì. Io relatore, lui moderatore. Da allora non ci siamo più persi di vista e ogni volta che ci sentiamo ci devastiamo in assurde promesse di scambiarci reciproche visite. Un giorno di questi ci si vede, lo so... Nel frattempo, leggo Dueruote e Motonline...

Gianni Vannucchi, il Conte
Lord Gianni Vannucchi medita sul futuro...
Lo chiamano il Conte, da quando il Granduca Leopoldo, avendo notato il passaggio da una Ducati (non granDucati, attenzione!) a una teutonica BMW, promosse lui e i suoi successori al rango superiore, strappandolo alla condizione di visconte, titolo conseguito quando, ancora ragazzino, gli venne regalata una fiammante e germanica Volkswagen Golf. Da quando ha lasciato il bicilindrico testastretta  di Borgo Panigale, ha scoperto un'inaspettata vocazione turistica, tanto che negli ultimi mesi è stato più volte notato aggirarsi sulle Alpi, tra le Dolomiti e la Carnia, a spasso con la sua gentile donzella che, secondo i gossip, aspirerebbe al titolo di Marchesa (vai Pamela!).  A dispetto del suo rango è solito abbassarsi vertiginosamente a terra, soprattutto in piega, nella fase culminante della curva, forte della sua devozione alla Madonna e alla sua convinta pratica cattolica. Da quando è tornato dal pellegrinaggio motociclistico a Medjugore si è dato alla pia opera di conversione dei centauri al bicilindrico boxer.
Iddio gliene renda merito!!!

Francesco "Ciccio" Campi
Francesco "Ciccio" Campi
Dietro la celata di quell'Arai si nasconde un orsacchiotto romantico, capace di sorrisi così melensi da far cadere ai suoi piedi donne di tutti i generi. Peccato che poi, finita l'opera di ipnosi, cada anche lui in un sonno letargico dal quale può essere scosso solo al riavvio del motore. Anche Ciccio, come il Conte, è passato direttamente da una Ducati a una mukka ADV. Come dimenticare il suo primo commento sceso dal Giesse appena ritirato dalla concessionaria? Mortacci tua, me pare de stà sur purman... Eppure, nonostante l'imprinting, non ha mai tolto le valigie laterali ed il topcase (tanto che io credo siano state saldate al telaio), la borsa serbatoio e due borse supplementari legate sul paracolpi laterale. Negli ambienti motoristici si dice che attrezzare una mukka alla stregua di un camper sia generalmente dovuto all'incontro con l'anima gemella. Da tempo, in effetti, abbiamo notato tutti una certa rilassatezza in Ciccio, e non mi riferisco certo al suo benessere intestinale. Che sia tutto merito della bellissima Maura??? Se dopo averlo visto salire in sella sentite un assordate "Biiii Biiii Biiii Biiii", spostatevi: er purmane sta a fa 'a retromarcia...


Francesco Piccioli è "Bubi"
Bubi, in versione Rave Party. Le sue condizioni psicofisiche sono chiaramente alterate...
Se fosse biondo e vestisse una pelle d'orso, lo scambieresti per un vichingo appena sceso da un vascello da combattimento, pieno di peli e degli odori corporali tipici della lunga navigazione... Invece Bubi, soprannome che avrebbe scelto Tognazzi in uno dei suoi  film anni '70, è una delle persone più buone che esistano sulla terra, una specie di Shrek made in Reggello. Nonostante la sua vita agreste e la sua mole da gigante Grisino, Bubi guidava la sua defunta Varadero come Stoner la Ducati, arrampicando sul Muraglione alla stregua di un continuo cavatappi. Eh sì. Francesco è proprio un tenerone, divoratore del tortello di patata e fiero allevatore di paperi destinati, dopo una breve ma splendida vita nella sua aia, alla tavola imbandita del sottoscritto. L'ho conosciuto ai Pinguinos 2011 e da allora la sua telefonata settimanale rende la mia vita estremamente più allegra. Signore e signori, io amo Bubi! Con buona pace del compianto Tognazzi e del suo indimenticabile Vizietto cinematografico!

Pierluigi Trina, Giggggi
Giggggi...
Una delle prime volte che ho chiamato al telefono Gigi, ho esordito alla sua risposta chiedendo "e la cremeria?". La sua risata fredda mi ha fatto capire che Gigi Trina, al secolo Pierluigi, è il vero anello di congiunzione tra l'old ed il new officier, il trait d'union tra la vecchia e la nuova generazione di poliziotti, quelli al servizio dei cittadini. Quello che mi ha più affascinato, di quest'uomo, è la calma serafica con cui ha acquistato la sua moto, una GS, tanto per cambiare. Dopo il mio incidente, nel 2003, venne a prendermi a casa. Mi prese letteralmente in braccio e mi assicurò al sedile della sua Toyota. Mi portò a Firenze, in via Stradivari, dove il vedere la nuova 1200 esposta in vetrina, ad una settimana dal suo lancio sul mercato, mi restituì vigore e coraggio. La comprai dopo pochi mesi e lui mi disse che di lì a poco mi avrebbe accompagnato nel riscoprire il principio di conservazione del movimento angolare ed i  suoi effetti giroscopici. Ha acquistato la sua attuale cavalcatura a maggio 2011, dopo soli otto anni di frenetiche consultazioni. Io ho fatto acquisti del genere nel giro di 40 secondi ma, si sa, io sono una fava...

Paolo "Vecio" Molinari

Paolo "Vecio" Molinari ramengo nel continente asiatico...
Quando sono entrato nella sua stanza, alla Stradale di Trento, mi è sembrato di entrare in un confessionale. Lui mi ha guardato sornione, presentato da un collega che mi aiutava nella caccia a due delinquenti, e mi ha invitato a sedermi. Gli ho rivelato i miei peccati e lui, alla fine, mi ha assolto dispensandomi addirittura dalla penitenza, a patto che l'aprile successivo mi recassi in pellegrinaggio nella sua città, per la motobenedizione. Paolo è un motociclista di altri tempi. Credo che abbia guidato lui la Norton 500 del '39 accompagnando Ernesto Guevara por l'America Latina e che, in realtà, Alberto Granado fosse solo una sua identità fittizia. Parla settecento lingue, dialetti compresi, e sopravvive con una serenità quasi religiosa alle prove cui la vita lo sottopone, come tutti noi. Solo che io moccolo, mentre lui infila la testa tra le spalle e dice ciao bello!.  E' uno degli ultimi acquisti della mia frend's collection, ma credo sia un prezzo raro. Ciao bello!

Sebastiano "Carotone" Focardi
Si vede no? La volpe del deserto vuole curvare anche come turista... altrimenti, che casco  avrebbe?
I traversi sono la sua specialità, dicono, e nonostante l'avanzare dell'età abbia insinuato nel suo casco bianco da guardia civica la voglia di scappare con valigie e borsa serbatoio, pare che per abdicare alla propria vocazione originaria di tuareg servirà ancora un po' di tempo. Sì: il Seba si è evoluto, esattamente come il carotone Adventure 990 che pare si sia fatto forgiare direttamente alla KTM (Kronreif und Trunkenpolz, Mattighofen), passato dall'essere la regina del deserto alla pretendente numero uno alla successione della dinastia GS. L'ho convinto a partecipare a un'incursione in terra franco-elvetica a settembre e pare proprio che ci sarà. Speriamo di trovare qualche bello sterratone veloce per poter placare la sua sete di mulattiere e lasciare che la natura faccia il suo corso. Se ho ragione, e in genere ce l'ho, Sebastiano diventerà presto un globetrotter a tutto tondo e il muso del suo Carotone (il fatto che sia bianco non significa che non sia una pianta erbacea appartenente alla famiglia delle umbeliferae) fenderà in meno che non si dica le atmosfere rarefatte delle piste su al nord. Nel frattempo, occhio agli specchietti: chi è stato sorpassato ha riferito di essere stato ingaggiato esattamente come in un duello aereo... Lampsssssss...


Nico Cereghini e Andrea Perfetti

Nico, io e Andrea
La mia strada ha incrociato quella di Andrea un pomeriggio di qualche anno fa. Andrea è una delle anime di  Moto.it e all'epoca io scrivevo di sicurezza stradale. Mi contattò e cominciammo a parlare, a scambiarci idee e pezzi, trovandoci stranamente d'accordo. Dico stranamente perché... Insomma, andare d'accordo con me... Poi sono andato a trovarlo e quel giorno, con lui, c'era anche Nico Cereghini, e ho parlato così tanto da seccarmi la lingua.  Forse non si sono nemmeno annoiati, tanto che Nico mi ha dedicato perfino una vignetta e, cosa ancora più strana, mi ha lasciato il cellulare!!!  Che personaggi ti fa incontrare la moto, è pazzesco. Io ci sono cresciuto, con Nico. Un po' come con i pornazzi di Moana Pozzi e John Holmes: guardavi quello che avresti voluto fare in un modo in cui non saresti mai riuscito. Io avrei voluto fare il mestiere di Andrea e quello di Nico. Invece no, ma va bene lo stesso. L'importante è allacciare il casco, accendere le luci, anche di giorno, e fare ammodino, con prudenza. Sempre!

Savino "Camillo" Di Scanno 

Savino & Luisa (notare le scarpette... A Cenerentolaaaaaaa)
Io "a lui" lo conosco da quando facevo il cronista per La Nazione e girovagavo per i dintorni di Prato con la mia Panda 750 CL di colore celestino. Avevo il contrassegno "stampa" sul parabrezza e il teledrin sempre acceso alla cintura, in un'epoca in cui andare in giro col cellulare comportava indossare uno zaino tattico per telecomunicazioni con antenna uhf. Era brigadiere, in quel tempo, e faceva il comandante in seconda alla stazione CC di Calenzano. Credo di essere in Polizia per merito suo (o colpa...). Fottendosene altamente dei riordini di carriera che regalavano gradi a destra e a manca, proprio quando io ottenni i binari da maresciallo vincendo il concorso, lui vinse quello interno da ufficiale e ora veleggia coi galloni da capitano. Ha fatto della sua vita una carriera infinita, ma alla fine è quello che è: un Uomo con tutti gli attributi e probabilmente anche tutti i difetti, ma io lo adoro. E anche se in moto con me non viene, perché prenderebbe tante di quelle cenciate da spolverare tutti gli arredi del Louvre, lo metto qui in questa bachechina e godo a pensare a quanti scalpellotti gli abbia dato quel giorno Santa Luisa da Barberino, protettrice dei marescialli...
E ora, a seguire, il prodotto della funzione biologica del capitano...

Alberto Di Scanno, detto "Albuell" 
(figlio numero uno) 
Albuell, dottore dal 3 aprile 2012
A differenza del babbo, Alberto è un ragazzo serio, destinato, a parer mio, a conseguire il premio Nobel per l'ingegneria anche se, al momento, non mi risulta venga assegnato. Nel frattempo si è però laureato (clicca qui). Non ho mai visto una persona così educata e moderata, gentile nonostante il tono fermo e deciso di un padre crudele e frustrato come il suo, che, pensate, andava a letto in divisa!!! Anche se non ne ho la certezza, credo che quando Alberto indossa la tuta e il casco e accende il motore a propulsione nucleare della sua Buell, ricevendo le ultime rigide raccomandazioni di papà Mangiafuoco, appena girato l'angolo apra il gas sbattendosene el cass e si trasformi in Ghost Rider alla ricerca di pattuglie dell'Arma da sverniciare in pieno sorpasso... Non so, non ne ho le prove ma credo che le cose stiano così...

Alex Di Scanno, detto "Ivan Drago"
(figlio numero due)

Ivan Drago
Con lui papino si è divertito poco perché già a quattro anni era più alto di lui. Luisa ha sempre respinto al mittente le battute degli amici più feroci di Savino (comprese quelle del sottoscritto), quando, facendo 1+1, si ironizzava sull'aspetto tipicamente vichingo del secondogenito. Poi è venuta fuori la verità: un lontano antenato era disceso nella penisola con le orde dei barbari ed era divenuto carabiniere in Puglia, e quel gene - alla fine - ha risalito la spirale del DNA e si è accaparrato un posto in prima fila al concepimento.
Spero che parlare di sesso non faccia incazzare nessuno...
Torniamo al quarto anno d'età di Alex: fu più o meno in quel periodo, dunque nel 1996, che si alzò dal seggiolone e rispose con tono gutturale che, a letto, doveva andarci lui (il papino), possibilmente indossando il pannolone che aveva tentato, per l'ultima volta, di mettergli. Oggi Alex è alto tre metri e mezzo, pesa 350 kg, studia ingegneria come il fratello e, ne sono sicuro, supererà senza difficoltà ogni esame alla prima sessione. Altrimenti, per i professori, sono cazzi...

la "Betta" Monari
La Betta onboard
Infanzia, adolescenza, giovinezza... restano maturità e vecchiaia, vero Betta? Lei è stata anche la mia ragazza, lo confesso, quando avevo appena 19 anni. Per lei schiacciavo il pedale del gas della mia A112 seminando il panico sulla A1, quasi sempre di nascosto. Suo babbo mi riaccompagnava sempre a casa, spesso malconcio, dopo le sciate con lo sci club e sua mamma mi guardava con una dolcezza infinita. L'ho ritrovata dopo molti anni in sella a un'Honda 500, su per il passo della Futa o giù di lì. Si parla, una o due volte all'anno, di fare un giretto ma ormai ho perso le speranze. L'amicizia no... E poi, badate che moto!

Massimiliano "Max" Berton

La Mukka è Mukka: se non è Mukka, che piacere c'è...?
Mi ero dimenticato di lui, cazzo!  Max! Come sia possibile che un uomo in pensione sia così bello e atletico e anche motociclisticamente prestante, non lo so davvero. La prima volta che l'ho visto, in una delle stanze grigie e vuote della Procura della Repubblica di viale Lavagnini, ho subito annotato la sua gentilezza. Ne ho preso nota perché dopo una mattinata passata a conoscere mummie ed a collezionare strette di mano umidicce e inconsistenti, la sua presa di destra massacrò la mia. E poi non disse piacere così per dire, per luogo comune, ma perché sembrava esserne davvero certo... Aveva una camicia elegante che scendeva perfettamente inamidata fino ai jeans. C'è voluto un sacco di tempo per averne la certezza ma oggi, dopo i tre giorni del condor, è ufficiale: è un motociclista coi controcazzi e un gran bell'amico. Peccato che il buon vecchio Berton abbia messo al chiodo pistola e distintivo. Sarebbe stato bello to serve and to protect together. Vorrà dire che, together, potremo guidare. Dai Max, la primavera è vicina... 

Federico Di Renzone, "Dire"
Federico e la sua Fireblade
Ero partito per un lungo viaggio e stavo passeggiando per una stradina di Lindau, sul lago di Costanza. Uno di quei viaggi lunghi, che non finiscono il giorno dopo, studiati a tavolino con una penna e una carta geografica grandissima, comprata nuova di zecca, per l'occasione, e destinata a finire accartocciata, stropicciata e cotta sotto il nylon della borsa serbatoio. Ricordo benissimo che le gambe mi tremarono e dovetti trovare una panchina su cui sedermi. Era il 17 giugno 2009 e la mia Giessona era parcheggiata accanto a una fila di bestione silenziose. Rimisi il telefono nel marsupio e cercai d'istinto la borsina del tabacco, una cartina da arrotolare. Frugavo nel fondo delle tasche, raschiando le unghie sul tessuto ruvido della cordura e sembrava quasi di arrivarci, di sfiorare ciò che cercavo con la punta delle dita. Pensai alla terra di Siena, all'asfalto del Chianti e alle tavole imbandite della Val d'Arbia. Pensai che avevo smesso di fumare due anni prima e pensai che Federico aveva iniziato un viaggio più lungo del mio. Chissà quante curve ha fatto e se ha trovato la sua meta... Chissà se ha trovato il tempo di arrotolarsi una sigaretta. Magari, dov'è ora, il fumo non fa male.
Tutti i giorni cammino davanti a una sua foto, nel corridoio della mia nuova vita.
Lo so, non c'è più. 
Ma a pensare che è dietro l'angolo, col caffè in mano, che male c'è?

Luca Scaramellini, lo "Scara"

Adria Circuit: Scara in action
Lo so: ha un carattere di merda ma almeno ce l'ha. Non ve lo mostro, perché non ho una sua foto desnudo, ma è alto un paio di metri (meno 10 centimetri), pesa un quintale (meno dieci chilogrammi), e piega fino alla spalla della gomma (meno dieci gradi, ovviamente). Ha cominciato da poco e del resto, in Valtellina, in moto ci puoi andare sì e no un paio di mesi l'anno, quando la stagione segue il suo corso.
Se fosse nato nel 19esimo secolo sarebbe stato alla guida di una locomotiva, ma siccome è venuto al mondo nel ventesimo e vive in questo, si deve accontentare di fare il macchinista alla seggiovia del Cimino, a Bormio, dove la vita mi ha condotto questo inverno (2011/2012).
E' spesso dietro il bancone di un pub, a Cepina, che si chiama "Il Vagabondo", perennemente alle prese con la connessione farlocca di un computer dell'antico Egitto, e dice di essere pronto a curare le mie pene con la cromoterapia, una specie di saggio di liquori ad altissima gradazione preparato dalla bellissima moglie: si va dall'assenzio del Poète Maudit alla birra romulana di Star Trek.
Per ora ho resistito...

Leopoldo De Gregorio, l'Omino

Callapass, Casentinen Land
La prima volta che l'ho visto, scendeva da un giessemilledue di prima generazione, più o meno nel 2005, quando davo la caccia a un trio di truffoni. Da lì in poi è stato tutto un viaggio a cercare la curva perfetta. E' un essere umano e come tutti gli umani bicilindrici, di tanto in tanto, fischia per terra. Lo fece sul gasolio di Viareggio, assaggiò l'asfalto dell'Autopalio, sperimentò il decollo verticale a bordo di un elicottero del 118 dopo una specie di up-hill race sulla SS70 verso il passo della Consuma. Dove, ovviamente, non arrivò, almeno quella volta... Le nostre prime uscite erano un po' lente, ma Leopoldo impara davvero alla svelta... diventa sempre  più difficile stargli dietro. Non è schivo, non è taciturno: è solo uno che si fa i cazzi suoi... Il mio sogno è correre con lui una bella gara stradale, quando si decideranno a farne una anche in Italia...
Vi chiederete... perché l'Omino?
Non sono cazzi vostri.

Antonello Trova

Antonello volteggia sulla volterrana (allitterazione)

L'incontro con Antonello arriva dopo anni di messaggini, email, quesiti e pareri. Ai tempi in cui ero su Facebook avevo imparato a vedere questo elegante biker d'altri tempi in sella a una RT800 nera (mi correggo dopo aver scritto bordeaux), con l'immancabile gilet arancione alla stregua dei centauri dell'impero autostroungarico. E lui, che aveva un papà classe 1895, una nonna materna figlia di un ufficiale di polizia di Milano a cui era stato affidato un rampollo di buona famiglia genovese, arrestato per i moti di Bava Beccaris, una nonna paterna nativa di Palmanova d'Udine (ai tempi della Triplice Alleanza), austroungarico lo è davvero. Non sorpassa mai (o quasi) se la linea non è tratteggiata e rispetta rigorosamente (o quasi) ogni limite, obbligo o divieto. Mi sono stradivertito a seguirlo, perché per una volta ho visto anche il paesaggio. Arrivato perfino puntuale al rendez-vous in centro, abbiamo attraversato Firenze diretti a Volterra, dove già intorpiditi dal freddo e minacciati da un cielo plumbeo e oscuro, ci siamo limitati a una vasca in piazza dei Priori e ad una cioccolata in tazza in un piccolo bar gestito da una mora belloccia e in carne. Antonello entra nel mio piccolo club e ci resta di sicuro.
Ah: la sua descrizione è stata un po' rivista in chiave storico-parentale. Avevo scritto qualche cazzata!
Lamps...

Giampaolo Taiti, il Cinese

Il "Cinese" è a Nanapiiri, 1979
Giampaolo non è più qui.
Il mio Amico di penna, oltre che di moto, ci ha lasciato un mercoledì pomeriggio, il 20 marzo 2013, dopo essere entrato per l'ennesima volta, stavolta per l'ultima, nel reparto di ematologia.
Una guerra, quella col male, che lo ha tenuto prigioniero in un corpo sempre più esile e provato, ma al quale ha tenuto testa con una forza e una dignità tipiche dell'Eroe.
Lo chiamava "inquilino scomodo", il suo nemico, una fottuta forma di leucemia che fece capolino più o meno dieci anni fa e che da allora ha combattuto ogni attimo della sua vita, fino a quando - alla fine - non gli è toccato spegnere il motore e andare avanti.
Ora, un amico che avesse condiviso con lui le avventure epiche dei "suoi" anni '70 potrebbe dilungarsi nel raccontare delle scorrerie nordiche di quei tempi, quando la sua Honda puntava dritta verso Caponord, incontro alla vita e alle ragazze svedesi, "tutte attraenti e garbate", "perlopiù molto giovani", che "gironzolavano con bottiglie di vodka in tasca e, dato un sorso di quella roba bruciabudella, si fermavano poi ad un chiosco a bere birra".
Per me Giampaolo, "il Cinese", era già allora un eroe e la foto di lui e di Mario Magli, "il becchino", in posa accanto al globo che un giorno più o meno simile di trent'anni dopo avrei abbracciato anch'io, era il mio riferimento. Era appesa da "Brillantina", il barbiere di piazza del comune, a Calenzano, e mentre mi tosava il testone di fanciullo io stavo lì a rigirarmi quel posterone, immaginando come sarebbe stato quando lassù ci sarei andato io (clicca qui).
Così, quando ritornai da quella spedizione, che ormai d'avventuriero ha ben poco, Giampaolo venne a suonare il campanello di casa e lasciò alla zia Renza un libro che aveva deciso di scrivere proprio nel 2009. (eccolo qui)
Del suo male parlava poco. Preferiva parlare delle bionde sciantose che aveva conosciuto nei suoi viaggi successivi, molti dei quali fatti in macchina, o in aereo, promettendo a me e a se stesso che prima o poi, quando sarebbe guarito, sarebbe tornato in sella.
Parlava soprattutto di Saida, la sua moglie, una bellissima tunisina con gli occhi tristi, perché dell'inquilino che voleva sfrattare Giampaolo da questo mondo, lei sapeva già tutto.
Al suo inquilino scomodo, che ha raccontato anche in un libro scritto per l'associazione delle leucemie, l'AIL (clicca qui), non piaceva la moto.
Si vede che in questa vita, quando qualcosa ti piace, dev'esserci per forza qualcosa o qualcuno che viene e te la porta via.
Il tramonto di Nordkapp resta lì, appeso al muro della mia infanzia, perché "Brillantina" ha chiuso, io i capelli me li taglio da solo e di quel posterone si sono ormai perse le tracce; ai ricordi di futuro motociclista che sarei diventato; al sogno di trovare sulla mia strada gente come Giampaolo.
Buona strada vecchio amico...
Davide Palumbo, "il Davide"

Davide e il suo cancello

Se dici "cancello", quando ti riferisci a una moto, è perché vuoi attribuire a un determinato genere o modello di dueruote qualità o prestazioni non particolarmente brillanti. Si legge in un post del blog "Tingavert" (clicca qui): "Il cancello originale e universalmente riconosciuto da tutti i bikers è la moto di tipo "americano": che sia un'autentica Harley Davidson di Milwaukee oppure una sua copia giapponese, i motociclisti sono concordi nell'affermare che per le strade europee queste motociclette sono adeguate e maneggevoli quanto può esserlo una trebbiatrice Claas nel centro storico di Macerata".
Ecco, Davide guida un cancello, ma lo fa con una passione e una dedizione tali che è impossibile non rendergli onore. Precisazione: io amo l'Harley e secondo me, il motociclista cui la vista di un'Harley non provoca un riempimento di sangue del corpo carvernoso (del pene o del clitoride, sia ben chiaro), non è un motard puro.
Detto questo, l'amore di Davide per il suo cancello è in perfetta linea col soggetto: sembra disprezzarla, la passione, ma lo pervade. Ho conosciuto Davide il 15 settembre 1984, a Prato, in via Baldanzi 16, classe IV Ginnasio, sezione "A". Alle 8 e mezzo una giovane professoressa di italiano, latino e greco, fece l'appello in una stanza che dava sulla strada, al primo piano. Ci siamo persi di vita per qualche anno, ma mai del tutto, fino a quando Facebook, nella sua curiosa fase positiva, non ci rimise in contatto per una birra, anno del Signore 2010. Benvenuto in questa pagina fratello...

Marco Fratini, detto "il Frate"

Marco e il suo destriero: roba pesa...
Pedala, scarica, carica e telefona. Marco è l'impersonificazione del toscano dal sangue veneto: lavora, lavora, lavora. Qualche volta si rilassa, ma è per poco, perché perfino a 230 all'ora riesce a sentire il telefono che squilla. Fa parte del gruppo dei "Brunch Bikers", da me personalmente fondato una sera di qualche mese fa, proprio la prima volta che ci siamo conosciuti, al Brunch One di Prato, insieme al nostro vecchio fratellino Vittorio, al cuginetto Roberto e all'unico altro membro del club, Alessandro Santi.  Non fuma e non beve, però mangiucchia e nonostante i 53 anni (al 2014 portati benissimo), sfoggia un fisico atletico e l'entusiasmo di un bambino nel cavalcare la mukka più potente che gli asfalti abbiano visto. E se la vita è stata dura, il suo sorriso un po' triste ti fa capire che le difficoltà sono solo un ostacolo verso l'infinito. Piegando, ovviamente...

Alessandro Santi, "il Santo"

Alessandro ama la mukka
Cresciuta sui tavoli del Brunch One di Prato, il più vecchio fast food laniero, l'amicizia con Alessandro è nata grazie all'intercessione del buon vecchio Vittorio Masi, specializzato - chiaramente in virtù delle sue radici germaniche - in cibi pesanti e birre rosse. All'inizio ci si ritrovava quasi esclusivamente per consumare il rito vittoriano del doppio bacon cheesburger  e dell'hot dog azzannati rigorosamente sopra la vaschetta delle patatine, al fine di condirle con i liquidi scesi dai panini, innaffiando il tutto con la doppio malto; poi, col tempo, abbiamo cominciato a parlare di moto, a trovarci (quasi sempre per caso) alla pizzeria Caramba di Poggio a Caiano. Lui è sempre super impegnato e riuscire a organizzare una sortita col Brunch Bikers sembra un'impresa, ma ai membri dell'esclusivo club piacciono proprio le missioni impossibili. Tutti vorremmo andare ai Pinguinos insieme e una volta o l'altra, ce la faremo. Per ora, io e il Santo ci accontentiamo di un panino al prosciutto e pecorino divorato da Tod, a Castel San Gimignano...



La lista  è finita? Chissà!

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19 commenti:

  1. Gianni "Goodman" Buonomo12 agosto 2011 12:55

    avrai tutti i difetti del mondo,sei sempre un vulcano,starti dietro nel tuo "pensare" non è facile...ma sei, e lo dimostri, di essere un caro anzi un carissimo amico, grazie lorenzo per quello che mi hai scritto sul tuo blog, unico vero racconta-storie, fatti di piccoli episodi  umani e pieni di sentimenti.................grazie di esistere!!!!

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  2. Complimenti Lorenzo, siete un bel gruppo di amici! E tu li hai saputi descrivere in modo simpatico e caloroso! Un saluto a tutti voi! Andrea

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  3. Carino, la fantasia non ti è mancata! Saluti da Paperopoli Marina.

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  4. Grande LORE, thank you and respect. Belle pellaccie tra tutti...........
    Un saluto a "Bubi" di San Donato ed a Renatino!
    Vediamo di mangiare un pò di curve insieme prossimamente.
    A presto!
    Tommy

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  5. grande lore come sempre belle parole ... buono ....troppo buono ... a volte tre volte buono sai bene cosa vuol dire !!ora il paragone con stoner mi pare un pò eccessivo ...diciamo che me la cavo meglio coi tortelli! salutami Tommy!P.S. preparati i papero è nel braccio della morte !!

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  6. I Pirenei me l'hai fatti fare da "solo" mo speriamo per il Marocco!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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  7. DECIS!!!!! E' un Piacere ritrovarsi in questa Gas-Friend List!!!!!!!! ma ricorda ai tuoi amici anche quando il Giaco ti ha "salvato" dal Rinoceronte...l'Ippopotamo........il Ghepardo.....la Pantera.....e... le 4 Caprette!!!! solamente perchè un Tamburo di autista aveva perso alcune assi di legno lungo l'Autostrada A5.....peccato che le assi erano delle gabbie degli Animali !!!!! Ma tranquilli...tra "bestie" ci si capisce....e lo Sheriffo Gas-Borselli intratteneva gli Animali mentre il sottoscritto "pennellava" a dovere l'Autista del Circo che ignaro di quanto stesse accadendo si dichiarava Non Colpevole!!!!!!!!! Mi sono sempre chiesto con che lingua il GAS-Bors avesse comunicato.....probabilmente nella sua gioventù aveva guardato molto Tarzan e Jane!!!!!! un mega abbraccio dalla Vallée......in attesa di limare altri due bei tornanti insieme.....Decis Giaco

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  8. Grazie Giaco... Vedo che la Sarteur è riuscita a farti accendere il computer!

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  9. Sei bravissimo!! Carotone mi piace... è vero... tornero sulle strade d'europa... ma solo fino a quando la tunisia sara in stato di guerra civile... poi il grande erg mi vedra di nuovo!  Hua!

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  10. Simone Macucci25 agosto 2011 07:29

    Grande Lore! Eh si, ora come ora la sella della mukkona è piuttosto freddina, sono due mesi che è parcheggiata in garage in garage e dio solo sà quando riuscirò a riprenderla....! Tra un cambio e l'altro ( di pannolini s'intende!) mi auguro che Matteo un giorno abbia la stessa nostra passione, almeno così verrà anche lui.... sennò un mi resta che 'i carrozzino per lui e la mamma :-(
    Speriamo di tornare presto in sella, così si và a fare un bel giro..... Un abbraccio forte e complimenti di nuovo GAS!!!

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  11. Cazzo, quando mi è arrivata la foto del Fora, sembrava di avere sottomano una ruspata del Rinaldi in una tela da dipingere... Poi, con l'aiuto di fotoscioppe, è stato come avere avuto l'intervento di Michelangelo...

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  12. Ciro è con zio. SF

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  13. Che dire...semplicemente stupendo! Ho letto tutto d'un fiato e mi ha fatto davvero molto piacere quello che hai scritto! Le descrizioni sono così divertenti e.. così vere..
    Leggendo sembra che, anche se per pochi istanti, la distanza si annulli..
    Sono e siamo tutti fieri di far parte della lista!!
    Ci sentiamo presto!

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  14. Non ho parole. Il solo fatto di avermi inserito tra i tuoi amici per la pelle mi ha fatto gioire, non immagini quanto.
    Anch'io ricordo quel giorno che ci siamo conosciuti in Procura. L'impressione che ebbi fu quella di aver trovato un vero collega, uno di quelli che credevo orami estinti o inesistenti nelle nuove generazioni.
    Purtroppo (perchè il mio lavoro, come a te, piaceva tanto) gli eventi della vita mi hanno portato ad una scelta che, per il momento, non avrei voluto fare: lasciare l'amministrazione.
    Non ti nego che la tentazione di ritornare alla Squadra di p.g. della Stradale, con l'esperienza di anni trascorsi in Procura, mi ha assalito più di una volta .
    E, non per voler fare il ruffiano con colui che tanto ha parlato bene di me (oltremisura direi), ma mi avrebbe fatto veramente piacere lavorare in tua compagnia (ricordo ancora la perquisizione negli uffici di via Dei Della Robbia).
    Tutto ciò non mi sarà purtroppo possibile ma, finchè quel famoso dottore tedesco, non mi colpirà, mi auguro di avere la fortuna ed il piacere di andare in moto con te con la speranza di riuscire, prima o poi, a starti attaccato al culo.
    Ciao Gas, alla prossima
    doppio flash
    Max  
     

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  15. Luca Scaramellini4 aprile 2012 23:11

    Avere un brutto carattere significa: essere sincero, ribellarsi... prendere decisioni che non tutti condividono... Avere amici selezionati, avere dei nemici... Rivendicare la propria dignità ed assumersi la responsabilità delle proprie scelte... allora, sì... Ho un cattivo carattere e sono fiero di averlo!

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