Amici di Bici

Avevo già pedalato tanto, quando ero un ragazzino. Avevo una splendida "Nistri" artigianale, tutta allestita Campagnolo e quando cominciai a vedere le prime MTB, sgraziatelle e pesantucce, credevo che si trattasse di uno scherzo evolutivo dal ceppo originario della (s)Graziella.
Con quel cambiaccio giapponese che si chiamava shimano, cos'altro potevi aspettarti?
Poi ci fu il grande incidente del 1985, quando infilai la testa dentro una Renault 5 e mi spezzai le clavicole. Il mio primo trauma commotivo!!! Da allora il mio sottosella ha atteso il 2011 per sentire nuovamente la puzza del pollo bruciato. E anche se, alcuni obietteranno, che la moto non c'entra nulla con la bici rispondo: leggi qui e, se non ti va bene, il blog è mio e faccio come cazzo mi pare...
Un'ultima cosa: molti degli "amicidibici" sono anche "amiSci". Ma, si sa... repetita iuvant...

Tempi andati... 1983, La Cà...
Nicola "Niko" Badalassi
Nicola Badalassi nel suo ufficio, al Lago Scaffaiolo, dove ha appena divorato 45 kg di barrette...
Nicola è come Larvell Jones di Scuola di Polizia: è in grado di riprodurre con la bocca qualsiasi suono e la sua capacità dialettica è così elevata che anche la rappresentazione più laida di una scena di sesso, raccontata da un essere umano qualsiasi, con lui assume la delicatezza di un'opera lirica o l'ironia di un film di Walter Mattau. Nonostante sia complessatissimo per qualche dichiarato chilogrammo di troppo, che in effetti non c'è (nonostante le decine di barrette che si pappa), è un notevole atleta: pedala in salita con continuità ed applicazione e si districa in discesa con più che accettabile abilità. A meno che non si passi dall'intensa luce solare al buio del sottobosco, magari sulla panoramica tra Vidiciatico e Lizzano. Mi ha tamponato a una velocità folle e ha distrutto la mia amatissima Scott Genius, costringendomi a comprare una Specialized Stumpjumper da 29". Se, mentre pedali, senti un fruscio strano e ritmico, non cercare foglie o rami incastrati tra le ruote. C'è in giro Niko che si ricorda di quando, da piccino, metteva una carta da gioco sul fodero della Saltafoss aggacciandola con una molletta per i panni e farla sbattere sui raggi... Il problema è che lo fa con la bocca.

Claudio Mora

Claudio durante la sua ciclofuga solitaria verso il centro Italia
Rapido come un cobra in procinto di sferrare il suo morso velenoso, Claudio è stato assemblato in una fabbrica di giochi in Lapponia, dalle parti di Napapijri, ed era destinato alla sala giochi di una ricca principina indiana ma, durante il viaggio, è fuggito. Ha morsicato il sacco, aprendosi un varco, e poi si è lanciato dalla slitta volante di Santa Claus usando i lembi della liuta come un parapendio. Da quando è atterrato ha fatto tutto da solo: è cresciuto (non è una battuta), ha imparato a sciare (neanche questa) e viaggia in bici come le schioppettate. Fa strage di donne e le donne fanno strage di lui, ma nonostante l'alone di mistero che lo ha sempre circondato, alla fine è risultato essere un uomo in carne e ossa, con due bambini bellissimi. Perchè mistero? Beh, è semplice: quest'anno ha caricato una bella bici da turismo e si è diretto, solo soletto, verso i Sibillini, e oltre... E' tornato diverso, sorridente. Mi ha spiegato qualche bella tecnica di pedale e ci siamo parlati più in queste giornate estive che negli ultimi vent'anni. Il pedale fa miracoli.

Alessandro "Rappa" Rapparini
Rappa in azione lungo il sentiero della Val di Gorgo, verso Capanna Tassoni
Ci sono uomini capaci di grandi imprese. Cristoforo Colombo scoprì l'America, Albert Einstein ha elaborato la teoria della relatività, Bill Gates ha ideato Windows. Rappa è riuscito a cambiare lo stato delle cose, a ribaltare un'evidenza scientifica... Ha avuto un figlio dalla Robbi che, francamente, ritenevamo essere stata concepita con uno scopo diverso da quello della procreazione. Di più! La Robbi lo ama e lui è capace di farti pedalare per ore solo per mostrarti dove, nelle fasi del corteggiamento, le mostrò la costellazione di Orione, dove le regalò il trilogy, dove le chiese la mano e, dove le mostrò la collezione di farfalle. Con me Rappa ha il merito di avermi fatto tornare in sella alla Mountain Bike. Con lui ho pedalato parecchio e non ho potuto fare a meno di scoprire, oltre alla sua attraente mentalità da depilato, una forza innaturale che lo spinge alla ricerca spasmodica dei funghi. E, prima o poi, cadrà rovinosamente per afferrare un bel porcino...
Sopra la rampa Rappa arranca...

Roberta Tosi, semplicemente "Robbi"

La Robbi in sella alla sua amata Scott, in un difficile passaggio in Cadore...
Seppur originaria della landa di Altedo, lungo il tratto finale della Porrettana, che a dispetto del nome (Altedo) è più piano che più piano non si può, la Robbi è cresciuta spiritualmente come il protagonosta di Into the Wild, fumando quello che le capitava, mangiando quello che la natura le dava in dono, abbeverandosi dai torrenti limacciosi dell'Himalaya e, se proprio lo volete sapere, facendo la cacca guardando negli occhi Rappa, che faceva la stessa cosa (la cacca, appunto). Quest'ultima prova d'amore è stata imposta alla coppia dalla natura selvaggia del Canada nord occidentale, più precisamente nello Yukon, dove gli attacchi dei grizzly sono piuttosto frequenti: fare la cacca guardandosi vicendevolmente impedisce, questa è la teoria, di essere colti alle spalle dall'Ursus Arctos Horribilis nel bel bezzo dell'espulsione delle feci... la Robbi scia, pedala e cammina, esattamente come la maggior parte dei maschietti che compongono l'allegra e variegata combriccola del Corno. E, a differenza di altre, non se la tira proprio. Peccato aver scoperto così tardi che era adatta anche alla riproduzione, con tutto il rispetto per il marito!

Enrico "Trombaio" Bargi
Il Trombaio alle prese con gli schizzi. Incerti del mestiere?
Immagini più nitide di lui, in bici, non si trovano. Enrico va troppo forte, anche se è troppo modesto per ammetterlo. Nonostante la sua mole, arrampica come un vero scalatore e scende come un discesista puro. Che sia un puro, poi, lo vedi dagli occhi: non ti mette mai in difficoltà ed è sempre pronto a far valere la sua bravura, non esibendola, pur di farti sentire a tuo agio. Eh si... il Trombaio, perchè questo è il suo lavoro, mi ha preso il primo giorno di bici e mi ha fatto fare il Verghereto. Ero all'inizio e il Verghereto è bello peso, ma lui mi ha accompagnato e me lo ha fatto valicare: attenti, che questo vale anche nella vita. Nel momento grigio lui arriva e ti aiuta, come fanno gli amici, quelli capaci di togliersi anche il pane di bocca pur di farti star bene... E da quando mi ha riparato lo sciacquone, anche la bolletta dell'acqua è meno cara. Grazie Enrì!!!

Massimo "Max" o "Topone" Gherardi
Il Topone pronto alla discesa. Sorride sempre, è nella sua natura...
Nonostante l'anagrafe non aiuti più nessuno di noi, lui non invecchia. E' sempre lo stesso da quando, nel 1996, rimase intrappolato sotto centinaia di metri cubi di neve, in una delle giornate più angoscianti che io abbia mai vissuto. Ero dietro di lui quando accadde ma... cazzo, qui parliamo di bici non di neve. Comunque, il patto stretto col diavolo è evidente. Il Topone batte i sentieri toscoemiliani da sempre, da prima che l'uomo di Neanderthal si estinguesse. Sue sono le tracce che alcuni archeologi attribuiscono a ominidi dell'età del fuoco nei dintorni di Fellicarolo, sua la scritta che le leggende dicono invece essere stata vergata dall'Omarin Salvadgo poco sotto la Budiara: ogni montagna ha il suo yeti no?. Le sue fisse contagiano tutti: prima il freeride, poi la bici, ora la cartografia. Compreremo tutti il Garmin? E io che pensavo che la carta servisse a una cosa sola!

Gianni "Giannone" Gherardi


Non ho resistito: ho messo una foto mia con lui. Giannone, nonostante molti pensino il contrario, è capace di sorrisi e anche di risate! La foto ci ritrae insieme alla fonte di Monteacuto delle Alpi, in una giornata ovviamente fantastica. Il Giannone fa tutto con una flemma che non è solo aristocratica: è nobiltà allo stato puro, è superiorità genetica. sarà che è il fratello maggiore di Max, sarà che è un vero esperto di birra, sarà che ama viaggiare, sarà che è un personaggio davvero fuori dell'ordinario ma... Io quando lo vedo mi rassereno. Perché va per la sua strada, senza intralciarti, senza condizionarti, senza obbligarti. Non ha un buon feeling con la salita, però la fa: si mette al suo passo e arrampica. Ha qualche pregiudizio per i depilati, ma quando abbiamo finito la salita del Calvario mi ha detto: "soccia Gas, tu e Nico avete trasformato il Calvario in un divertimento".
E poi è tollerante... ha sposato una snowbordista...

Autumn in  Corno alle Scale. Giannone in Hill's Cross
Però, dopo aver ricevuto questo megaritratto dal Niko... Non ho resistito!




Cristiano "Forrest" Cenedese

Il Cenedese al ballo dei debuttanti...

Vogliamo cominciare con le cose serie? Cristiano è la dimostrazione che se vuoi fare una cosa, se vuoi farla bene e non tanto per fare, ci arrivi. Quando l'ho conosciuto aveva la passione della fotografia e, infatti, il laboratorio fotografico della Stradale è il suo regno. Poi, qualcuno gli mise in testa che doveva correre e lui cominciò. Corre Cristiano, dalla mattina alla sera, di giorno, di notte, col sole o con la pioggia. Con la neve... Corre maratone, le prova tutte. Va anche alla Fisherman's Friends, su mio invito poi gabanato per la fottuta infiammazione al nervo sciatico. Compra tutto su internet, cronometri, scarpe, maglie. Poi gli arriva a casa  un telaio in carbonio da Hong Kong. Ci sale sopra e scopre di essere un ciclista provetto. Ora fa tutto in bici, anche le scale dell'ufficio. Mi manca un girettino in MTB, con il Cenedese, uomo nordico venuto tra noi sudici... O centrici, va... Che dici, Cristiano, ci provi?
Gianfranco "killer" Cecchi

L'unica immagine è questa...
Se proprio vuoi fare sul serio, allora devi chiamare lui. Gianfranco è Steve Austin, astronauta, senza il famoso incidente che lo portò sul tavolo operatorio di Oscar Goldman e del professor Rudy Wells: si, avete capito bene. Parlo del Six Million Dollar Man, una bestia assoluta, capace di arrivare, da dilettante, a marcare il 104esimo tempo all'Iron Man di Klagenfurt, percorrendo 3.800 metri di nuoto, 180 km di bicicletta e 42 e 195 di corsa in 9 ore, 45 minuti e 24 secondi: quarto degli italiani. Con uno così non c'è storia. Per sorpassarlo ho dovuto spingerlo sul più rognoso degli itinerari fuoristrada, perché nonostante sia una schiappa a guidare qualsiasi cosa non abbia una trazione muscolare, è fortissimo anche in discesa, purché asfaltata. Niente da fare: è capace di chiacchierare sulle pendenze più atroci, quando la tua frequenza cardiaca si aggira a 180 battiti al minuto. Lui non suda nemmeno e chiacchiera, chiacchiera, ride, racconta. E poi, quando vede che stai ponzando tutte le tue energie residue, si alza sui pedali e sparisce. Fottuto bastardo. Se non dovessi perdere tutto quel tempo a togliere i pedali e tirare fuori la pistola, proverei a sparargli. Ma ho il sospetto che il proiettile non lo raggiunga.

Francesco "Franz" Montanari

Franz... sembra un po' crucco?
L'ho sempre visto gironzolare, soprattutto d'inverno, in compagnia del suo indimenticabile Pepe, l'essenza assoluta dell'assioma cane uguale miglior amico dell'uomo. Vedevi Franz, col suo metro e 90, salire passo dopo passo con le pelli di foca, ai lati delle piste battute, e Pepe che gli saltellava attorno. Dire che ho fatto un giro in bici con Franz è spararla grossa: finché abbiamo pedalato, lungo la via dei Signori, è andata anche bene, ma a un certo punto, poco dopo Pian d'Ivo, è iniziato il sentiero più lungo della mia vita. Ci siamo arrampicati, bici in spalla, fino alla cima del Monte Nuda, scalando letteralmente le rocce dei balzi del Fabuino. Quel giorno è stato speciale anche per tutta un'altra serie di accadimenti: era il 22 maggio 2011 e non lo dimenticherò. Franz ha il suo posto qui, tra i miei amici, proprio per quella salita così surreale. Per non parlare poi della discesa... Arrivati in cima ci ricongiungemmo con Stefanone, Claudio e Gianni. E io lasciai un bel po' di pelle sulle anse della valle del Silenzio...

Simone Giusti, la "sola"

Giusti om the snow, in Chiantishire...
E che credevate, voi, che la muntainbaikke la si fa solo in alta montagna? NOOOOOO!!! Però ci sono persone che fanno le preziose, che vanno a pedalare di nascosto, proprio intorno a casa, in luoghi sconosciuti ai più, magari bellissimi, scarsamente frequentati o, come nel caso dello stronzone qua sopra, innevatissimi. Eh no, cazzo, questo non lo dovevi fare! Guarda che andare in bici non è come andare a funghi eh! Fino a quando te ne stai rintanato in archivio, sembra che in bici ci vadano solo gli altri! Poi, quando salta fuori che uno ha un blog con uno spazio dedicato agli amici di bici, ecco che sbuca, provvidenziale, un'istantanea... "ma ora ci vai?" "...sai... i bambini sono piccoli... la mi moglie s'incazza... però ricomincio, te lo faccio sapere... magari una volta ci si va..." A Simò... Hai rottercazzo!
Oh... ovviamente scherzavo eh! Questo è un invito!!!

Andrea Alberici, il Bero

Navigazione sullo Scaffaiolo (secco)
Il Bero in bici è il Bero che conosci. Lui non cambia: in sella sui pedali, alla moto, sugli sci, al volante. E' fatto in questo modo... Può sembrare un annoiato (o snob) ragazzo di città, alle prese con weekend in Florida, settimanelle in Venezuela, scappate in Islanda... Può sembrare... in realtà io credo che il Bero sia un uomo di altri tempi, di quelli che ispirarono più di un romanzo francese.. Sì, insomma... être bon au jet de l'anguille... Una specie di signor Watson, quello vero però, mica il Jude Law dei tempi nostri eh?
Se c'è, ti diverte parlare con lui, sciarci, pedalare... Il problema è che non c'è quasi mai... Ufff...


Pier

Pier in posa. Dietro di lui il Monte Belvedere e Querciola
Pier io l'ho visto due volte. Dal vivo, dico. Però le due volte con cui ci ho pedalato insieme hanno significato qualcosa, e vi spiego perché. Innanzitutto, perché non mi ha preso per il culo per la bici da depilato che mi sono comprato. L'ha guardata un po' così, debbo ammetterlo, però quando l'ha vista girare, con il quintale di maiale che ci sta sopra, ha mostrato un evidente ravvedimento. Si... forse... la 29 pollici... In secondo luogo, non mi ha preso per il culo quando ho iniziato la serie di forature, giù per Croce dei Colli, qualche minuto dopo essermi fatto sgonfiare il mono ammortizzatore posteriore dal Topone; infine, mi ha dato un sacco di dritte, soprattutto nei passaggi più incasinati del girone dantesco che i fratelli Gherardi ci hanno fatto fare anche oggi, aiutandomi a sopravvivere e migliorare. Per cui, caro il mio Pier... welcome!!!


La lista non è finita...

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15 commenti:

  1. Oltre ad essere un fine scrittore, un sublime poeta, un eccellenta raccontastorie, sei uno splendido amico. Ps. Sono mortificato per averti inculato...in fin dei conti a qualcosa è servito.

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  2. che dire........ mi è scappata una lacrimuccia forse non mi meritavo tano comunque GRAZZZZZZIE !!!!!!!!!!

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  3. amore mio STROFINANTE è il mio nome di battaglia quando non accomodo i RUBINETTI i motivi che mi hanno fatto sceglire questo nik sono due il primo è che sono un assiduo frequentatore dello strifinatoio il secondo lo dovresti conopscere MOLTO BENNE ricorda lore RICORDA!!!!!!!!!!!!!

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  4. Lore...mi toccherà rimettermi anche in sella x sentire le tue "favole" più spesso ( anche x rimettermi in forma)...e per "trasformare il Calvario in un divertimento" ( le salite non le digerisco), vorrei essere allertato qualche volta!!!.
    Carlo di Duckburg

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  5. davvero commovente .... MA IO TI DENUNCIO PER VILIPENDIO !!! metti che avessi una fidanzatina e fossi tanto innamorato, COSI' MI LASCIA DI SICURO !! Sei sempre il nostro GAS preferito .. Claudio .

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  6. Qualche sera fa in tv, assieme ai miei bimbi, ho rivisto Cars.
    Ti riporto una frase del film: “il bello non è arrivare, il bello è viaggiare”.
    Nel tuo caso aggiungerei anche “il bello è anche sapersi scegliere i compagni di viaggio”.

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  7. Cristiano Cenedese13 settembre 2011 19:40

    Grazie per le parole spese. Anche troppo. Comunque il succo è che qualsiasi cosa vuoi fare, la puoi realizzare, con tenacia, allenamento e un'pò di incoscenza. Un saluto...

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  8. Ce la faccio ce la faccio!! E' quello che mi dice sempre Greta quando si mette a fare qualcosa che non ha mai fatto prima...e ce la fà,gran cosa l'istinto,i bambini lo ascoltano più di noi.
    Ed è quello che sto continuando a ripetermi scrivendo queste righe,al terzo tentativo di inserire un commento,sto invecchiando.
    Volevo ringraziarti per la passione che metti in questo blog,sei bravo con le parole...più che con le discese,ma vedrai che continuando a (in)seguirmi potrai migliorare.
    Per quanto mi riguarda la vera verità è che in salita vado piano,ed ogni scusa è buona,dalla bici pesa da FR,ai funghi,alle chiacchierate con i folletti,gli amici di bici e Gas!!
    E' vero in salita si chiacchiera tanto e quando si va piano ci si integra nella natura che pedaliamo e siamo più disposti ad aprirci.
    Alla prossima uscita!!!
    E vediamo se parte sto cazzo di commento!!!

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  9. Sei un mito, Giannone, un mito integrale!!! Perché sei Giannone, vero? :-)
    Comunque: in discesa sto facendo un sacco di progressi ma non temere: non ti sorpasserò mai. Sei tu quello che corre più forte... Sei tu il babbo e anche se qualcuno mi ha insegnato che "mai dire mai", ho la tremenda sensazione che nessuno mi chiamerà mai così...
    Grazie di leggermi...

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  10. So io so io!! Il Giannone,babbone ecc ecc tutto in one,sono poi così grosso?
    Se vuoi babbo posso cominciare a chiamartici io così ti abitui all'idea.
    Vedi intanto se riesci a venire al rinominato Pian dell'Avvoltoio (Pian del Falco ndr) Sabato sera per la festa Bavarese.
    At salud.

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  11. Non potrò esserci, purtroppo... ho ricominciato a lavorare...

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  12. Grazie a te per la conoscenza e per le belle storie con cui mi hai intrattenuto in salita....ma dove eri ??? Soccia !!! A presto Pier

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