lunedì 27 giugno 2011

Dolce e amaro: il dolce... "Du col du Grand San Bernard au col du Petit San Bernard"...

Lo spettacolo della Mère de Glace (Chamonix)...
Fai finta che il sole e il cielo siano tutto, per te. Fai finta, per un attimo, che sotto il tuo culo ci sia qualcosa che si muova, che si scaldi, che pieghi e che, all’occorrenza, impenni. È per questo che la velocità orizzontale non ci fa paura quanto quella verticale.
È perché abbiamo perso le ali!
Così vi racconto due storie, una subito (il dolce), l’altra (l'amaro) si vedrà…
Il dolce è oggi, 25 giugno: il programma è percorrere il periplo immaginario che dal Colle del Gran San Bernardo conduce a quello del Piccolo, attraversando più o meno 400 chilometri tra Italia, Svizzera e Francia, nella parte più vicina al cielo che il nostro continente possa vantare.
È una giornata bellissima e così l’idea è quella di galoppare e basta.
Dunque: da La Thuile scendiamo verso Aosta lungo la SS26 e avremmo continuato, se non fosse che, arrivati al bivio per Introd, la mia guida è stata colta da sacra ispirazione: Les Combes.
Vi ricordate quelle immagini struggenti di Giovanni Paolo II in meditazione tra le conifere di una montagna fuori del comune?
Beh, sono state prese qui.
Già arrivando, percorrendo la strada comunale Ville Dessus - Les Combes, con la stupenda visione del ghiacciaio del Ruitor che domina la vista, ti accorgi che qualcosa spinge questi luoghi verso il cielo e ti vergogni perfino della tua Akrapovich stubata, fuori contesto da quel silenzio di pace e di armonia. Fortuna che la natura torna a prendere il sopravvento non appena giri la chiave e togli il contatto.

Le Combes: questo è le Lieu dit du Saint Père.
Mi si vede anche il dentino...
Ok. Torniamo a Introd e poi raggiungiamo Aosta, dove attacchiamo il Gran San Bernardo.
Fare la SS27 che da Aosta si inerpica su  verso Etroubles, però, sarebbe troppo semplice per il Giaco, che – conoscendo piuttosto bene questi asfalti – accenna qualche piega sulla strada regionale di Allein, che sale la sinistra orografica del vallone e che poi si riaggancia alla vecchia strada del Colle poco dopo Saint Oyen. Salire è fantastico: l'asfalto è nuovissimo, assolutamente perfetto e il traffico è nullo.
Semino rapidamente il Giaco, che dopo il lungo letargo sciistico è alla sua prima lunga tourné motociclistica, e sorpasso una coppietta di anziani su un GS800. Arrivo in cima quasi in estasi curvatoria.
Io e la moto, soli, senza zavorre di alcun tipo.
Bellissimo.
Mi fermo sulla parte italiana del valico, un pochino più bassa rispetto ai 2.473 metri elvetici, dove mi taggo tenendomi alle spalle il Transitus portae Magni Sancti Bernardi, antico passo della via Francigena.
15 km di sorriso...
Chissà cosa avranno provato gli antichi viandanti a passare di qui, fin dai tempi dell'Impero Romano, quando sul colle venne costruito un tempio dedicato a Giove Pennino (il primo nome del colle fu Col de Mont Iuppiter).  
Nel 1035 un certo Bernardo di Mentone, poi santo, costruì sul colle un ospizio, gestito da frati, che fornivano ricovero ai viaggiatori. Anche Napoleone I, nel maggio del 1800, passò dal Gran San Bernardo per sconfiggere gli austriaci e, come me, ne uscì vincitore. :-)
Comunque, la vista è mozzafiato.
Il laghetto del valico (45°52′08″N 7°10′16″E)
Si scende rapidamente lungo la valle dell'Entremont, verso Martigny, non prima di essere fermati dalla Polizia Cantonale del Vallese: stranamente non vogliono farci alcuna multa, ma solo un pit-stop di sensibilizzazione in un parcheggio dove ci mostrano le conseguenze delle nostre intemperanze sulla strada. Da quel momento in poi, garantito, il nostro viaggio è stato ancora più prudenziale. Soprattutto per Paolo (ahahahahahah!)...
Paolo è lì, tra i cullé...
Comunque, gli svizzeri vanno piano solo in Svizzera. I francesi, dal canto loro, hanno ancora targhe microscopiche, nonostante la nuova legge preveda dimensioni leggibili, e sono quasi tutte sporcate con fango e grasso.
Dunque, tutto il mondo è paese.
Lemme lemme (che in napoletano, per chi non lo sapesse, significa piano piano, con molta flemma), scendiamo verso il capoluogo (Martigny, si è detto no?) e da qui imbocchiamo la Route de la Forclaz, che conduce all'omonimo colle, un'antica pista di mulo che collega tuttora la Svizzera con Chamonix attraverso un valico di 1.527 metri.
Anche qui, tra un tornante e l'altro, sembra di essere su una giostra. Nessuno che esageri.  
E poi, che vista! Quando ti stacchi da Martigny, sembra di decollare davvero!
Martigny, dalla strada del Forclaz. B E L L I S S I M O !!!
Le emozioni, sono tante, davvero.
Ciò che vedono i miei occhi placa qualche tarlo di troppo, che negli ultimi tempi mi rosicchia la cervice. Questo è il dolce di cui vi parlavo.
Valichiamo il Forclaz, su strade di cui non conosco il nome (ma che si trovano facilmente, anche senza cartina), e imbocchiamo la strada per Chatelard-Frontière, seguendo le indicazioni per Chamonix.
E' qui che, a un certo punto, il Giaco scarta repentinamente a destra e imbocca una straducola verso Emossons, dove ci sono un lago artificiale risalente agli anni '20 e tre insolite funicolari (da provare) e dove, scarpinando per un paio d'ore, si possono ammirare impronte di dinosauro risalenti a 250 milioni di anni fa.
Una roba folle...
Il lago di Emosson. Un po' seccarello: gli svizzeri amano la pulizia...
Quello che mi ha toccato, venendo quassù, è la vista del Monte Bianco. Ci stiamo praticamente girando attorno da stamani e lui non si è ancora fatto vedere. Ha il suo bel cappello di nubi e ogni tanto ti alita addosso facendoti venire i brividi. Non mi sono ancora tolto la maglietta di Patagonia che la Michela mi ha venduto da Ornella Sport, a La Thuile.
Fa un bel freschetto, sì.
A Chatelard varchiamo il confine e entriamo nella mia amata Francia, dove le strade riprendono una toponomastica accettabile: percorriamo la D1506 e puntiamo dritti fino a Chamonix, ma dopo qualche curva, nei pressi di Argentiere, Lui mi si mostra così...
Senza parole...
Da Chamonix a Megève la strada è dolcissima: si fa un pezzo di Route Blanche (ma solo un po') fino a quando i cartelli non dicono di uscire (più o meno dopo Saint Gervais le Bains): qui si imbocca la D1212 - la route du Val d'Arly - e si cammina  tranquilli, superando Megève. Fatto qualche chilometro, prima dell'abitato di Flumet, consiglio di imboccare, sulla sinistra, la D218C, che vi conduce su un panettone dolcissimo di erba verde, conifere e piste da sci.
Non potrei stare meglio.
Superiamo Notre Dame de Bellecombe, prendiamo la D218B e puntiamo dritti su Les Saisies, luogo di gloriose gesta olimpioniche. Qui ogni rilievo è collegato all'altro da una seggiovia o da uno skilift. Ci sono stato un'infinità di volte, ma non riesco a ricordare mai quanto sia bella, l'Alta Savoia.
Forse perché associo il nome a quel viso di ciuco di Emanuele Filiberto?
Le alture dolci di Les Saisies
Dopo una cocacola ghiacciata la direzione è quella di Beaufort, ma decidiamo di non fare la strada classica, quella che ogni mototociclista medio, dopo 200 km di curve, avrebbe senz'altro scelto.
Noi si vuole la strada dura, difficile.
E allora, mentre scendiamo da Hauteluce, lungo la D70, decidiamo di evitare il col de Meraiilet per fare il col du Pré: al bivio che conduce al barrage de Roselend (barrage vuol dire diga), invece che andare da quella parte, facendo la D925, si deve andare verso Beaufort, prendendo la D218A (route d'Areches) e, poco dopo il villaggio di Le Curtillet salire sulla strada des Colobières, una mulattiera d'asfalto che porta al Col du Pré, luogo dove avrebbero potuto girare scene dell'Highlander... 
Siamo a livelli elevati di motociclismo.

Siamo passati dalla lussurreggiante Alta Savoia alla brulla Scozia?
Lorenzo e Paolo in autoscatto. Goduriosi!
Quello che ci aspetta dopo è solo silenzio. Le scapole cominciano a indolenzirsi, ma la strada è ancora lunga. Scendiamo, boxer scoppiettanti, fino al lago artificiale di Roselend: dall'alto fa anche un bell'effetto, ma poiché si vedono i tornanti che ci sono oltre tutta quell'acqua... beh, rimandiamo la sosta alle alture successive. In fondo, è solo neve sciolta... E poi, tutto questo parlare di diga, di dighe... ma di f#§@ nulla?

Il lago di Roselend e, a sinistra, la diga che lo forma. Tante dighe, ma poche f...
La salita al colle di Roselend è tranquilla. Ci superano un sacco di bikers francesi mentre noi scattiamo foto su foto... Oddìo, le foto le scatto io, mentre aspetto il Giaco, che comincia a mostrare segni di felice spossatezza. Io ho anche fame...
Los Moteros Franceses... in fila indiana, bellini!

Infine uscimmo, a riveder le stelle
La giornata in sella finisce con la discesa a Bourg Saint Maurice, dove mi ingarello con un "cretin" su quad il quale, dopo averci quasi tamponato a un semaforo, riparte accennando traversi, poi ci aspetta e poi ci risorpassa. Quando attivo la velocità iperspazio il suo ridicolo casco a scodella vola via come un piattello dalla molla del tiro a volo.
La fucilata che lo colpisce è quella dell'umiliazione.
Fava.

Epilogo

Saliamo la strada del Piccolo San Bernardo a distanza di una quindicina di chilometri l'uno dall'altro, ma a La Rosière mi fermo per ammirare un fantastico tramonto. Il Monte Bianco si è finalmente levato il suo cappello di nubi, come se volesse omaggiare la nostra tenacia nel non volerci fermare. Prendo la macchina fotografica, ma la batteria è finita.
Chiacchieriamo dei cazzi nostri per una mezzoretta.
Questo è il dolce.
Per l'amaro, amici miei, dovete aspettare il prossimo post.
Lamps...

Più o meno, il giro è questo...

Copyright © Lorenzo Borselli tutti i diritti riservati

9 commenti:

  1. Stefano Balboni27 giugno 2011 16:46

    Bellissimo!!! Tienimi informato su tutte le tappe... Vorrei essere li...

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  2. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

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  3. Aspetto la seconda puntata!!!!!

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  4. Lorenzo Borselli28 giugno 2011 00:46

    Ma chi sei??????

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  5. Grandeeeee. Anch'io e la mia zavorrina, dopo domani, passeremo dal piccolo S.B. diretti in Normandia e Bretagna per poi rientrare attraverso Col de l'Iseran.
    Spero solo di poter provare le tue stesse emozioni.
    Attendo con ansia il proseguo del tuo road book.
    A presto
    BerMaxGS
    p.s.: da qualche ora mi hanno tolto il 331. ti farò sapere quanto prima il nuovo numero che acquisterò domani mattina .

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  6. Vai Max, divertiti... Quando torni poi raccontiamo il tuo viaggio qui!

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  7. Ciao Lorenzo,
    un bellissimo road book sulla valle, ma hai "dimenticato" i vari pranzetti e cenette!!!!!!!!!!!!!!
    Arrivederci a presto Angelo

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  8. Beh... Angelì, vuoi pensare solo a mangiare?

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  9. Leggerlo fa venire voglia di partire, di sicuro verso il futuro, continua a viaggiare anche con la 'penna'... baci ross

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