martedì 20 settembre 2011

Perché davanti a me?

Tante belle chiacchiere, sì. 
Ti alzi, saluti, mangi, bevi, poi ridi, cammini, rimangi. 
Un caffè per piacere! 
Mi fa il pieno?
T'incazzi, perché al semaforo devi litigare con l'idiota, e poi, che palle, sempre la solita vita.
Quello è grasso, quello puzza, quello fuma, l'altro ti guarda, parla di te, è invidioso.
Cammino sul pavè di via dell'Anguillara, cammino da un'oretta e penso che devo andare in bagno. Aggiusto la pistola nella fondina, in modo che non si veda e per tenerla bella stretta, poi entro nella toilette pubblica, una delle poche che si riescono a trovare senza dover bere un altro caffè del cazzo.
Esce un tizio un po' agitato, telefona, chiede aiuto.  
Entro e lo vedo.
Si chiama M, ma questo lo scopro dopo. Mi trovo la sua testa tra i piedi, letteralmente. E' supino, gambe incrociate vicino alla porta del cesso, le mani mostrano i palmi, le braccia sono sono oblique. 
Le labbra nere, le dita nere, perfino le le palpebre, semichiuse, lo sono. 
Cianosi cutanea, la chiamano. Che è un overdose lo so da subito: quella merda prima addormenta te e poi il tuo respiro. Muori soffocato, ma non te ne accorgi.
Se non fosse a terra, rivolto verso di me, sembrerebbe truccato e in posa per uno scultore, o per un pittore.
Ma non si muove.
Mi inginocchio, perpendicolare alle sue spalle. 
Lo guardo per un attimo e per attimo lo sento, lo vedo. Sento quell'odore, vedo quel déjà vu.
E' morto, lo capisci fin da subito quando non c'è più niente da fare. 
Eppure il gesto, se non fosse che mi viene automatico, potrebbe anche apparire teatrale...
Mi avvicino al suo viso con la mia guancia, per sentire se respira, se posso avvertire un qualche rumore. Indice e medio vanno sul collo, nell'incavo di un muscolo che si chiama sternocleidomastoideo. 
Buffo: non l'ho mai dimenticato il nome di questo muscolo bipennato. 
In genere uso il mio inspiegabile iceberg di memoria per fare colpo o per sfoggiare preparazione.
Mi sa che ho sorriso pensandoci, mentre la parte sinistra del mio cervello realizza che l'uomo non respira e non ha più un cuore che batte.
Esco per telefonare e lui esce con me.
Spesso me li riporto anche a casa. Si siedono sul divano, forse cercano di conoscermi, forse vorrebbero lasciarmi qualcosa da dire, o da fare...
Mentre telefono si dissolve, lentamente, e i suoi lineamenti si confondono col muro in pietra che ho davanti.
Buffo: è il muro del Tribunale. Tra qualche giorno le carte che scriverò saranno più o meno qui.
"Polizia, dica..."
Riesco ancora a vederlo, forse rientra dentro con me... 
La sirena dell'ambulanza, ecco i soccorsi: il portellone si apre a scivolo, fa un rumore infernale. 
Torno a guardare la parte di muro dove mi sembrava che M si fosse soffermato, ma non vedo più nulla.
E dire che la giornata era così bella. Come si fa a farsi una spada proprio oggi? Come si fa a morire d'overdose, a 45 anni, con un vento così attraente, in quel tanfo orrendo quando c'è così tanta aria pura da respirare?
Perché davanti a me?
Ora del decesso quattordici e ventitre.

Copyright © Lorenzo Borselli tutti i diritti riservati

15 commenti:

  1. E' il motivo per cui non hai chiamato?

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  2. in realtà è successo ieri. Una volta mi sarebbe scivolato tutto addosso, ma adesso no...

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  3. come al solito..con il tuo scrivere hai dato luce ad un atto nero!!

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  4. Accorgiti ancora una volta quanto sia bello il vento e quanto pura l'aria. SF

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  5. Me ne accorgo, me ne accorgo... Altrimenti non mi incazzerei così tanto...

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  6. è impossibile iniziare la giornata senza leggere i tuoi racconti...come al solito, con semplicità, raccontano la vita quotidiana....e non solo di motociclette!!!

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  7. E tu non smettere mai di accorgertene. Perché se ti sembrerà di aver già tutto visto smetterai di vivere esattamente come quell'overdose.SF

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  8. Caro Gianni, la moto è "moto", movimento. La guida è moto, la vita è moto. E a volte il moto si ferma. Anzi: si ferma sempre. Sono ogni giorno più convinto che il moto perpetuo non esista...

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  9. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

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  10. Ci sono giornate come venerdi, che ti appagano, ti riempiono il cuore di serenità. Ci sono giornate come quelle che hai descritto. Per fortuna che il bilancio è ampiamente positivo... altrimenti non potremmo mai riuscire a spurgare ció che assorbiamo. Un abbraccio.

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  11. giuseppe boselli21 settembre 2011 11:27

    è sempre dura accettare una morte inutile, non è vero che ci si fà l'abitudine anzi...

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  12. e a me vengono solo le lacrime agli occhi perchè, se dentro ai giorni in cui sono, lo avessi trovato io quel Sig. M, penso che mi sarebbe arrivato addosso un esercito di uomini a cavallo e baionette.
    totale senso di impotenza, paura e dolore...
    anche solo a sentirlo raccontare.
    la vita è un sogno, un'illusione e la fantasia la veste di colori e leggerezza, ma comunque è pur sempre un volo verso "altrove".

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  13. Notevole Bors... notevole...

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  14. Qulacuno in divisa, qualche tempo fa, mi ha chiesto: "secondo lei è morte naturale?"...ed io mi chiedo cosa ci sia di naturale nella morte. Certe cose te le porti a casa e ti restano appiccicate addosso per molto, molto tempo...lo so bene...
    Ari

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  15. Secondo me definirla "naturale" serve a trasformarla ai tuoi occhi in qualcosa che a te non può capitare. Il caso dell'overdose: io non mi drogo, io non muoio...

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