domenica 2 ottobre 2011

Sorpassi

"Sembra di essere in Inghilterra..." "Per la campagna?" "No, è che viaggiamo sempre sulla sinistra..."

Lorenzo e Bruno   (Jean-Louis Trentignant e Vittorio Gassman)
Il Sorpasso, Dino Risi, 1962


E' una storia di pura invenzione, ogni riferimento a fatti e persone realmente esistiti o esistenti è puramente casuale.

L’andatura è allegra, quando faccio la curva di Signorino. Allegra ma non troppo. Vado piano, anzi, perché è sabato pomeriggio e ormai da chilometri tutti quelli che incontro mi fanno i fari. Guardie in agguato: del resto siamo sulla Porrettana no?
E poi, allegraallegra di che? Secondo te dovrei essere allegro oggi? Potrei mai esserlo?
Posso avere un sogno nel cassetto, questo sì. Ma quante curve mancano per arrivarci?
Boh...
Dicevo della curva del Signorino.
La faccio sollevandomi sul busto, inconsciamente, per fare una certa impressione alla folla di vanitosi che sostano per il caffè nello struscio su due ruote e che si accalcano tra il marciapiede del bar dopo aver attraversato goffamente la strada dal parcheggio stracolmo di cavalletti.
Camminano impacciati nelle tute intere che conferiscono loro una strana e contorta forma da dummies, coi paraschiena, i paragomiti e le saponette.
Che dire poi degli stivali portati come solo una donna un po’ goffa riesce a fare con un tacco da 16, e il casco in mano, coi guanti calzati dentro?
Se sfrecci incarognito passi da cretino e probabilmente lo sei.
Sei sfili andante (allegro non lo voglio dire più) pensano che quello è il massimo che puoi fare e la cosa mi infastidisce.
Se passi piano li fai restare col dubbio.
mmmmm…
Io, nei rapporti interpersonali, sono chiaro in pochissime circostanze, ma non perchè non voglia esserlo. Non ci riesco! Non riesco mai a spiegare quello che passa tra i due terminali di carbone (altrimenti detti emisferi del cervello) che ho in testa...
Ma quella cazzo di curva è uno dei pochi luoghi al mondo in cui riesca a mettere in comunicazione la sinistra cerebrale con la destra.
In fisica si chiamerebbe “arco voltaico”: è una scintilla continua, rumorosa e ad elevatissima luminosità, che scocca tra i due terminali di carbone (quelli che ho nel cervello) in presenza di un'elevata corrente passante.
Il problema quasi irrisolvibile, per chiunque voglia costruirsi in casa un arco voltaico, è disporre di un trasformatore sufficientemente potente a far scoccare quella fottuta scintilla.
Se ce l’hai, il trasformatore, poi ce la fai, a far scoccare la scintilla, e io ce l’ho.
Credo sia l’adrenalina: quando parto da Capostrada, toponimo che raramente calza così a pennello, inizio a produrla. Si accumula, ma non fa come l’acido lattico. Si prepara, si scalda pian piano e raggiunge l’ebollizione proprio alla curva della fontana.
Hai presente la pentola a pressione?
Uguale.
L’importante, perché il gioco riesca, è annunciarsi. Quindi, già al 44° parallelo devi iniziare a fare tubana, diciamo con una bella terza.
Il limite, dopo il ristorante, è di 90 all’ora quindi non violi nessuna legge.
Butti giù una marcia prima del tornantino e poi ti prepari con calma alla serie di curve prima della fontana.
Tubana dicevo, vero?
Se ci riesci, quando arrivi alla fontana per rallentare, sono già tutti in silenzio e immobili, a guardare verso Pistoia.
Si aspettano, lo so, qualcosa di ipersportivo e solo i più ferrati riconoscono un boxer teutonico che scorreggia (pardon) da uno sfintere sloveno.
Bmw e Akrapovic…
Quando sbuchi i più pensano che sei solo l’avanguardia lenta ma è un effetto momentaneo della loro difficoltà nel metterti a fuoco, dovuta all’angolo di piega.
La comprensione dei fatti li scuote come una scarica di defibrillatore.
Non c’è nessuno dietro a me.
La prima parte è fatta.
Il difficile viene ora perché: ok, tieni lo sguardo in avanti, come il marchese del grillo (...io so' io, e vvoi nun zete un cazzo, sori vassalli ...) ma devi dare loro la conferma che il fuoco non è di paglia.
Passato il parcheggio a velocità lenta ma su di giri, come si fa sfilando nella corsia dei box, le braccia tornano sul manubrio e allunghi per il curvone verso sinistra, dove in genere striscio un po’ di pedana.
Immagini, a questo punto, che il silenzio dei goffi impellettati venga rotto da un corale e unanime ohhhhhhh… anche se, lo so bene, qualcuno che dice ma dove cazzo va? lo trovi sempre.
Ma ieri no.
Cioè: "sì" fino alla fontana e a tutte le facce rivolte verso di me, ma un Bautista faidate su una Suzuki tutta nera parte appena mi vede.
Ne sono convinto: lo ha fatto apposta. Parte e accelera, tutta birra fino alla curva.
Io perdo strada, ma…
Non è una gara,  su strada non si gareggia.
È una specie di lotta per la riproduzione, ma solo virtuale, perché non c’è nessuna donna da contenderci. Se ci fosse, credo penserebbe che due coglioni sono lì a cercare di farsi male e in condizioni normali (senza moto sotto il culo) lo penserei anch’io.

Beh... sono pur sempre un motociclista...
D'altra parte, passato il Signorino, io volevo solo andarmene per la mia strada, che, purtroppo per lui, è a una velocità diversa da quella del Bautista pistoiese. Per questo gli arrivo sotto e scoppietto dal mio culo sloveno con la forza di un apparato digerente assai allenato ad espellere microbi come lui...
Di motociclisti un po’ così, ce ne sono molti... si comprano un ferro velocissimo solo per fare un pezzo di Porrettana. Hanno un sacco di problemi.
Il primo è che, generalmente, non sanno guidare e non solo non sanno un cazzo di traiettorie, di marce, di pieghe e di asfalto, ma non sanno nemmeno cos’è l’etica.
Direte voi: che cazzo di etica può esserci in un idiota che rischia l’osso del collo su una strada di montagna?
Beh, c’è. Eccome se c’è.
Quello bravo la moto la fa scorrere, rallenta quando entra nelle traverse, sfila piano i ciclisti, fa passare i pedoni, non va contromano e quando vede nello specchio uno che arriva dietro a martello, si sposta.
È una forma di rispetto, anche verso sé stesso, oltre che per gli altri…
Ma il Bautista fatto in casa non guarda dietro, perché non può. Lo fa solo per un attimo e poi si sdraia sul serbatoio e a quel punto la sua testafina non è più in linea con lo specchio retrovisore. Così te potresti anche mettergli la ruota sul codone (sopra dico…) e lui non se ne accorgerebbe mai.
Non mi fa passare e in due curve va lungo e rischia di farsi del male (e di farlo ad altri…)
In galleria tira la quinta per poi abbarbicarsi ai freni per non mescolarsi al muschio del muro. Sorpassa due ragazzi su Hypermotard ai quali rivolgo un cenno come per dire tranquilli, ci penso io…
Vedo i suoi occhi nello specchio che mi guardano.
Non ci crede, sono ancora lì!
Non aspetto oltre e quando si allarga senza senso prima di una curvone a destra, lo infilo.
Toglie subito gas e sparisce all’istante dal mio specchio. Io lo guardo sempre (lo specchio) ma il Bautista, fatto salvo quella manciata di secondi, non ci si è più riflesso.
Finita? Macché?
Al semaforo di Silla io voglio ancora andare per la mia strada, ma al rosso ci sono un Kawa mille, un'Aprilia Tuono e una Ducati 998.
Quando arrivo si guardano tra loro come se fosse arrivato il bambino ritardato, da umiliare in un gioco tra bari. Il pollo da spennare al poker…
Così guardo le gomme e vedo che il rigo è piuttosto alto.
Verde.
Vanno piano nel centro urbano e questo mi spiazza.
Appena finita la linea delle case, però, partono. Il 998, poi la Tuono e infine il Kawa.
Che è goffo, e come il Bautista non guarda gli specchi. Inchioda in mezzo ad ogni curva e poi scala, smanaccia, sbacchetta. Tre curve e non c’è più. La Tuono è un osso duro, ma la  sorpasso proprio mentre passo vicino al caseificio, dove una gigantesca mucca pezzata in plastica prende un attimo di vita e incita la sua simile con le ruote. Resta il 998, e per lui c’è la staccata alla curva del vecchio Banana Pub, dopo aver rombato al muro del pianto di una mamma che  passa la sua vita a scriverci il nome del suo Emy, schiantatosi in moto in una giornata più o meno così.
Avrei dovuto lasciargli il biglietto della mia analista... Per fargli superare lo choc una chiacchierata con lei lo avrebbe aiutato...
Sorpassi.
In genere non mi capita mai, perché il sabato pomeriggio è meglio evitare.
Sensazioni.
Mi sento, quando capita, una vecchia gloria di non so che cosa che piazza la sua zampata, che ripristina lo status quo ante.
Ma ante di che?
Penso davvero che questi quattro abbiano spalancato la bocca e abbiano poi acceso un lumino votivo a Sua Eccellenza il Re della Piega?

Forse l’unico momento di luce nella mia nebulosa testa è stato quando l’arco voltaico si è interrotto passando davanti al muro di Emy...

Copyright © Lorenzo Borselli tutti i diritti riservati

15 commenti:

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  2. Lo so che non va bene, ma certe volte penso a Dunlop a dico: perché non sono nato per correre la Northwest?

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  3. non ho capito niente. Però ieri un motociclista gentile ci ha fatto segno di rallentare per la transumanza. SF

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  4. mannò, tu scrivi benissimo!!!!!
    Sono io che sono ciuccia!!
    Non capisco niente di moto (manco mi piacciono), e non so cosa significa "fare tubana" e via dicendo. SF

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  5. :-) ...
    Ma, secondo te: un titolo più appropriato non potrebbe essere " il muro di Emy" ?

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  6. Carlo di Duckbourg2 ottobre 2011 21:12

    ...Non è una gara,  su strada non si gareggia...
    vero, oltretutto saresti a pulirti la faccia dalla polvere di me che sono avanti..ma
    nel narrare e nei sogni sei imbattibile!!

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  7. Sarà... Ma prova almeno a fattela prestare, almeno ti togli il dubbio. E poi ti toccherà ad andare in analisi anche a te...

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  8. Ciao Gas. Come sai narrare le emozioni e i pensieri te, non ce n'è

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  9. Borselli l'abbiamo capito tutti che sai andare in moto, che sai sciare, che hai due bici....
    Visto che sei così bravo a scrivere perchè non cali la maschera e racconti chi è il vero Lorenzo?

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  10. 1) il blog si chiama "storie di moto";
    2) parlo comunque di me;
    3) chi sei?

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  11. maschera? ma 'un si va co'i casco in moto icchè c'entra la maschera??? :)))

    cmq i motociclisti del sabato e della domenica son troppo spesso eticamente scorretti e improvvisati!! ;)
    nn istigarli a spalmarsi nel muro..è il mio misero consiglio...

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  12. Non li istigo, è solo un racconto che nello scriversi mi ha creato adrenalina che si è poi dissolta sul muro di Emy. Credo sia stato un modo per ricordarlo.

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  13. fantastico!!!!!!!!!! è capitata a me la stessa cosa. Chissà perché gli altri bikers pensano che chi gira con il GS, con magari le borse attaccate, non sia capace di aprire il gas e piegare!
    ti leggo sempre con piacere. Paolo

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