domenica 7 agosto 2011

Valdarno, Casentino, Bidente, Santerno e Mugello...

Ovvero, come accarezzare la sottile linea del controcrinale ...

Duccio in un'ansa della SS310 del Bidente, poco prima di Corniolo
Sono 272 chilometri di puro e semplice divertimento. È un anello, che percorriamo in senso antiorario, sull’appennino tosco-romagnolo e su quello emiliano per tornare al punto di partenza: Firenze.
In realtà, ma questo mi sembra ovvio, non voglio spiegarvi dove si imbocca la SS70 (l’importante è non prendere per il Muraglione): voglio semplicemente raccontare che mentre tutti, da millenni, passano gli Appennini sui valichi, ci sono altri punti di passaggio, meno veloci, meno frequentati e modaioli, dove riesci a sentire ancora di essere solo.
Sono i cosiddetti passi di Controcrinale, che attraversano trasversalmente il crinale, appunto. Qui puoi ancora parcheggiare in mezzo alle strettissime carreggiate, scendere e scattare foto, appoggiarti a qualche balaustra di contenimento (dove c'è e, comunque, non fidarti troppo) senza disturbare nessuno. L’unico elemento di turbamento per l’ambiente sei tu, con il rumore che fa quella cazzo di moto che hai sotto il culo. Prometto: la prossima volta che ci torno (presto, prestissimo) rimetto il db-killer: peraltro, lo debbo precisare, averlo rimosso dal silenziatore ha reso mia splendida Akrapovich uno scarico racing. Vabbé. Partiamo. Il gruppo è costituito, stavolta, dal numero perfetto di tre gassisti: oltre al sottoscritto ci sono Tommaso Malevolti, in sella alla sua splendida Aprilia RSV 1000, e Duccio Maschio (maschio, pare, solo di nome…), che cavalca arrembante una docile mukka mille e due.
Saliamo abbastanza rapidi verso il primo valico della giornata, il passo della Consuma. C’è un po’ troppo traffico, ma nonostante tutto risaliamo la coda e superiamo l’abitato di Borselli (comune di Pelago, a 738 metri d’altezza) senza nessuno che ci faccia da tappo, ad eccezione del conducente di una pacifica Yamaha R1 che, dopo aver tentato un paio di maldestri allunghi, si ferma proprio al valico, allo Chalet, e ci lascia strada libera. Si consolerà con un caffeino, vista l’ora, o con una bella schiacciata calda con salsa di funghi porcini. Una delicatessen. La presenza della RSV di Tommy alle calcagna metterebbe soggezione a chiunque. Quando mi ha fatto cenno di fare strada, sulla discesa che porta al bivio di Montemignaio, mi sono sentito un po’ sotto osservazione, anche perché con i veterani dell’Isola di Man c’è poco da scherzare. Così ho dato un po’ di manetta, sfruttando la mia predisposizione alla discesa, e mi sono guadagnato il rispetto. Vero Tommy?
A Stia una brevissima sosta per ispezionare un greto natabile di un giovanissimo Arno, destinato a ingrossarsi un poco più a sud, sempre in paese, alla confluenza col torrente Staggia. Stia è il comune aretino più a nord, è sede della Biennale europea dell'arte fabbrile e del campionato del mondo di forgiatura (direte voi: esticazzi?). Come per tutti i centri appenninici di un certo rilievo, la storia è strettamente legata alla presenza, antica, di vie di comunicazione tra le valli (trans vallum) e le pendici opposte. Qui passava la Via Maior, che collegava San Godenzo, e quindi il Mugello, al Casentino. Se volete approfondire, cliccate qui.

Stia
Si riparte e qui io e Tommy facciamo un po’ di bagarre verso il valico della Calla. La strada, la SS310 del Bidente, è semplicemente fantastica. L’asfalto è favoloso, il traffico è nullo, ad eccezione di qualche ciclista, e possiamo tirare qualche marcia in apparente sicurezza. Bisogna fare molta attenzione, però, perché lungo il tracciato si incrociano molti sentieri, spesso battuti da scolaresche e colonie in gita. Il passo è a 1296 metri d’altezza: si tratta di altezza considerevole, se si considera che gran parte dei valichi rotabili dell’Appennino è tra i 900 e i mille metri. Proprio qui corrono i confini delle province di Arezzo e Forlì-Cesena e dei comuni di Stia e Santa Sofia. Il valico è meno storico rispetto agli altri, perché solo negli anni ’30 del secolo scorso entrò a regime. Lo scopo era quello di servire l'approvvigionamento di legname dalla foresta di Campigna. Occhio, perché questa è una foresta vera, protetta dal Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna (clicca qui).
Il parcheggio è praticamente vuoto, come del resto i tavoli dell’Alpen Bar, un chiosco gentile in tutto. Nella pulizia, nella bontà di prosciutto e pane. Persino la Coca Cola sembra più buona. Il bagno, poi, è pulitissimo e il caffé, quando arriva, è con la moka!!!

Tommy, Gas, Duccio e l'immancabile Moka...
Tommaso ci lascia. È ormai la mezza e deve rientrare verso Firenze per andare al lavoro. Io e Duccio, invece, si prosegue. Prima di tutto battiamo, con molta flemma, la strada che dal passo va verso i campi da sci e che costeggia il Monte Falco: si trova prima la vecchia sciovia, ormai in disuso, della Burraia, dove ricordo uno slalom speciale difficilissimo e dove ho dormito durante un trekking fatto in gita scolastica nel 1983 (in terza media), con il mitico professor Gianfranco Bracci, una vera autorità in materia di natura, ambiente e sport all’aperto.
La strada continua e conduce all’altro skilift, quello del Rifugio Capanna, dove c’è una nera da infarto. A Pian Cancelli dobbiamo fare retromarcia, perché una sbarra chiude al traffico e allora scendiamo verso Santa Sofia. La strada è gradevole, meno tecnica rispetto al versante toscano, ma di sicuro spettacolo. L’abitato di Campigna è letteralmente inghiottito dagli alberi che, davvero, sembra tocchino il cielo.

Duccio posa su una delle terrazze naturali in terra romagnola sulla SS310, nei pressi di Corniolo
Fin qui, però, è roba da principianti domenicali. A Corniolo, infatti, metto la freccia a sinistra e lasciamo la Bidentina per arrampicarci su quella che, fino a un paio di anni fa, era solo una mulattiera: parlo della strada forestale che collega Corniolo a Fiumicello e, quindi, la valle del Bidente a quella del Rabbi. Corniolo merita una visita, se non altro per il suo immenso coraggio. Io non lo sapevo, ma durante la Guerra Mondiale, tra febbraio e marzo 1944, il territorio si proclamò indipendente per voce del comandante partigiano Riccardo Fedel. La Libera Repubblica del Corniolo la senti ancora, fermati e pensa.
La strada si fa stretta, tecnica. È asfaltata, è vero, ma l’asfalto è bianco come se non ci fosse. Si sale nuovamente fino ai 957 metri del valico della Braccina, dove il panorama è decisamente superiore. Non c’è nessuno a rompere i coglioni e, francamente, continuo a sentirmi di troppo anch’io, con tutto il frastuono che faccio. Vado più piano e mi soffermo, al Belvedere di Bertone, dove salutiamo il Monte Guffone e il Monte Ritoio e dove ci sono itinerari in MTB da sballo, con anelli perfetti di 40 chilometri e passa…

Strada Forestale verso la Braccina. A terra il brecciolino...
Passato il valico, si scende fino a Fiumicello, dove si imbocca la SS9 Ter del Rabbi, poco sopra Premilcuore. A sinistra si potrebbe raggiungere il Muraglione e tornare a casa. Qui guardo Duccio negli occhi e gli chiedo cosa abbia voglia di fare. In fondo... mangiare, s’è mangiaho… bere s’è beuto… piegare sìè piegaho… Ah, non l’avevo detto prima? In una curva della SS310, Duccio si ferma e dice: dammi la macchinina, ti fò una foto… Ho ovviamente restituito il favore…

Gas al lavoro, in un pomeriggio di mezza estate. In moto, a volte, si sta bene anche da soli anche se è estenuante sentire la mancanza...

E questo è Duccio, incarognito da un asfalto attraente come la pelle di una donna...
La SS9 Ter va giù che è una bellezza e dopo aver incassato il via libera di Duccio, che ha suonato più o meno come "orodna, tovarisch capitan", sussurrato dal secondo in comando al capitano Marko Ramius in "Caccia a Ottobre Rosso", il piano viabile sembra ancora più liscio. A Premilcuore bisogna svoltare a sinistra e imboccare la SP25, che porta verso Portico San Benedetto, su per il valico del Manzo (detto anche passo dell’Albura), che collega la valle del Rabbi a quella del Montone, superando il crinale a 850 metri sul livello del mare. Si scende rapidi, agili e, come nella miglior tradizione, la macchina fotografica muore. Peccato, davvero. Dal passo la vista è strepitosa e si comincia a sentire qualche scalmanato che corre a tutta birra sull’ormai prossima SS67, la Tosco-Romagnola. Alla sua confluenza dobbiamo andare a sinistra, verso il passo, e raggiungere San Benedetto in Alpe e fare rotta verso Marradi.

Il cartello è vecchio: l'assenza di adesivi motociclistici la dice lunga. Siamo fuori dalle piste battute.
Fine della batteria...
Riassumo quello che abbiamo fatto dopo. A San Benedetto in Alpe abbiamo imboccato la SP74, la strada dell’Eremo, che ci porta a Marradi dopo aver valicato il contro crinale prima al Passo Peschiera (925 metri) e poi il Passo Eremo (921): si tratta di un’altra perla lunga una ventina di chilometri, solitaria e silenziosa, dove – attenzione – non è affatto difficile fare un incontro ravvicinato con qualche mucca (mucca, non mukka), ungulato o cinghiale.
Si va dalla valle del Montone a quella del Lamone, ma arrivati a Marradi non c’è nemmeno il tempo di una Piadina. Duccio comincia a sentire qualche dolorino alle mani, a forza di smanettare su e giù. Prendiamo allora la SS306, che collega Marradi a Palazzuolo sul Senio. Siamo in Toscana, ma gli abitanti di qua dicono di abitare a “Palazol”, segno che – ormai – l’influenza dei Medici, che una volta governavano fino a Forlì, è ormai sbiadita e delle sei palle c’è ormai poca memoria. Eppure, fin dal 1.300, Palazzuolo era parte della Repubblica fiorentina, la cosiddetta Romagna toscana. Gli saremo piaciuti? Pensate che al plebiscito del 1860, quello per l'annessione della Toscana al Regno di Sardegna, i sì non ottennero la maggioranza degli aventi diritto e, anzi, gran parte degli abitanti non votò! Non volevano annettersi ai Savoia! Che spettacolo la storia e anche questa strada, che ha il suo apice altimetrico sul Passo del Carnevale (clicca qui).
La devo far breve. Arrivati a Palazzuolo comincio a vedere che il cavallo è stanco, ma non possiamo mica dormire qua e, dunque, lo strapazzo ancora un poco imboccando la SP32 della Faggiola, con destinazione Firenzuola, Romagna Toscana ai tempi della repubblica Fiorentina. La strada è l’ultima del contro crinale, almeno per oggi, e ci porta alla confluenza con la ex SS610, la Selice o Manara-Imolese, oggi arteria provinciale. Mi ingarello con un tizio incarognito dalla potenza della sua Suzuki 1000, ma che sembra rallentato dalla presenza di una giovane compagna di viaggio, in sella autonoma molto stradista, che esibisce un tanga di tutto rispetto e un culo da dieci e lode. Ma, nonostante tanto ben di Dio, non resiste alla punzecchiatura e allunga fino a Firenzuola, dove io tiro dritto per la strada della Casetta, la SP503. La mia idea sarebbe stata quella di continuare verso Castiglione dei Pepoli e chiudere il giro in serata, ma Duccio deve lavorare e ormai si è fatto tardi. Il tempo di un caffè al passo della Futa, sulla SS65 e poi andiamo a casa. Il mio compare, quando ha impastoiato la bestia, ha dichiarato una percorrenza di 272 chilometri. Corrispondono a 272mila metri di libertà e di stato brado... Tu che leggi, dammi retta, facci un giro e pensa, che ti fa bene!

7 commenti:

  1. Carissimo è sempre un piacere leggerti... e viaggiare insieme e te scoprendo degli angoli nascosti di questa splendida terra Toscana...

    Sabrina

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  2. Stefano Balboni7 agosto 2011 20:37

    ...AZZO!!! Se sapevo che passavi da li ti raggiungevo!?!?! Mica rispondere ai sms:-)))

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  3. Hai ragione anche te! Ma con quei due animali non saresti sopravvissuto!

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  4. da qui, tra li monti, a sentirti parlare delle meraviglie dei ns passi e scorci, dentro e fuori dai confini toscani, si stringe il cuore all'emigrante..
    bravo lorenzo, al solito..
    leggerti è ogni volta emozione a due ruote, ma anche emozione di sentir la bellezza della terra che, dolce, sale e scende da colli a monti, con grinta e carisma. Tutta quella grinta e carisma che la bella Toscana ha!!

    Quindi grazie a te che rispolveri sensazioni e ricordi e voglia di tornar giù in vacanza a far quei bei giri..

    Barbara

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  5. Orodna, tovarisch capitan!

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  6. rispetto guadagnato........ per di più in sella!! alla prossima girellone. tommy rsv 1000r

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  7. Mi sono divertito un sacco ragazzi, torniamo dai... C'è da fare la parte ovest della Gotica!

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